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L’arcipelago delle Isole dello Stagnone abbraccia un'area di 2.000 ha e si estende tra Punta San Teodoro e Capo Lilibeo. La Riserva comprende tutta la laguna delimitata dal mare aperto dall'isola Grande o Longa, con tre isolette nel suo interno, Mozia, Santa Maria e Schola.


L'Area marina protetta Isole Ciclopi è un'area protetta che si estende nel tratto di mare antistante Aci Trezza e comprende il piccolo arcipelago delle Isole dei Ciclopi e il tratto di mare tra Capo Mulini e Punta Aguzza nel comune di Aci Castello, istituita con Decreto Istitutivo Ministeriale del 09/11/2004

AciTrezzaaerea

ll tratto di costa compreso nella riserva fa parte della piattaforma continentale basaltica originata dal sollevamento dei fondali marini e dalle antichissime colate del vulcano Etna. Sono visibili nel porto di Acitrezza e nei faraglioni le caratteristiche formazioni basaltiche colonnari del tipo di quelle presenti nelle gole dell'Alcantara.
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L’Area è ricca di bellezze ambientali, e non solo sulla terraferma, dove domina incontrastato un paesaggio incantevole. Un altro tesoro delle Isole Ciclopi, infatti, sono gli splendidi fondali, ricchi di colori e di una moltitudine di forme di vita, anche tra le più curiose. Come in tutti i luoghi dove la natura è tutelata, occorre però osservare alcune semplici regole di comportamento, per fruire in pienezza ciò che ci circonda, senza danneggiarlo e comprometterne il delicato equilibrio. 

L’Area è distinta in tre zone, a differente grado di protezione.

 

La prima, contraddistinta dalla lettera A, è di riserva integrale, ed è ben delimitata da boe stazionanti di colore giallo.Al suo interno è consentita la balneazione in aree predisposte, come pure l’accesso e il transito di natanti a remi o a vela.
Per garantire l’integrità di quest’area, sono interdetti:

  • le attività che possano comunque arrecare danno o disturbo ai programmi di studio e di ricerca scientifica da attuarsi nell'area;
  • l’alterazione diretta o indiretta dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque, nonché la discarica di rifiuti solidi o liquidi e l’immissione di qualsiasi sostanza che possa modificare le caratteristiche dell’ambiente marino;
  • l’asportazione e il danneggiamento delle formazioni geologiche e minerali, nonché della flora subacquea;
Faraglione Grande Ciclopi
  • la pesca, sia professionale che sportiva; la caccia, la cattura, la raccolta, il danneggiamento e qualsiasi attività che possa rappresentare un pericolo per le specie animali e vegetali, compresa l’immissione di specie estranee;
  • l’introduzione di armi, esplosivi, nonché di sostanze inquinanti;
  • l’immersione con o senza apparecchio di respirazione.

 

Nella zona B, di riserva generale, si allargano le maglie dei permessi e si restringono, correlativamente, quelle dei divieti.
In particolare:
- è consentita la balneazione
- sono regolamentate la navigazione, la pesca sportiva e l’immersione subacquea, mentre sono vietate la pesca professionale non autorizzata dall'ente gestore nonché la pesca subacquea.

La pesca sportiva è consentita nelle zone B e C solo ai residenti muniti di specifica autorizzazione, esclusivamente con lenze a mano da terra o da natante.

I pescatori sportivi non residenti possono praticare il pesca-turismo con i pescatori residenti in possesso di specifica licenza.
Per qualsiasi dubbio, informazione, o ulteriore chiarimento, il personale e gli esperti dell’Area Marina Protettas ono a disposizione dei visitatori per garantire una corretta fruizione delle Isole Ciclopi.

Isola Lachea

Tra i suoi compiti istituzionali l’Area Marina Protetta "Isole Ciclopi" persegue quello di favorire e promuovere uno sviluppo socioeconomico compatibile con la vocazione paesaggistica ed ecologica della zona, favorendo anche le attività tradizionali già esercitate localmente.
Si deve a questo ulteriore impegno il sorgere di nuove iniziative, ispirate ad un’idea di turismo responsabile, che si affiancano alle realtà esistenti.

Sono numerose le scuole di immersione e i diving center ben consolidati e apprezzati nel quadro delle attività economiche di Acitrezza. Gli amanti del mondo sommerso possono così accostarsi alla conoscenza di un ambiente marino di incomparabile bellezza, oppure avventurandosi in immersioni più impegnative, alla scoperta della fauna ittica e delle meraviglie archeologiche custodite sott'acqua.

Per chi vuole godere di uno sguardo d’insieme a tutto relax, non manca la possibilità di salpare per mini crociere giornaliere sottocosta, con brevi soste per consentire un bel tuffo nel blu.

Su richiesta, è anche possibile partecipare a vere e proprie battute di pesca, pensate ad hoc per chi desidera vivere, sul mare e dal mare, le splendide emozioni di un mestiere antico e delle arti tradizionali della Riviera dei Ciclopi.

Faraglione Medio

Imbarcandosi con le "ciurme" locali - utilizzando quindi i tradizionali attrezzi di pesca tra cui nasse, reti da posta, palangari e altri arnesi impiegati nella pesca costiera - si potrà, a fine giornata, affidare il pescato ai cuochi trezzoti che, nei ristoranti convenzionati, provvederanno a cucinarlo secondo le più genuine ricette siciliane.

http://www.isoleciclopi.it/index.php/itinerari-marini/32-la-riserva-un-ambiente-da-rispettare
Isola Lachea Acitrezza Summer

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La Villa romana del Casale è un edificio abitativo tardo antico, popolarmente definito villa nonostante non abbia i caratteri della villa romana extraurbana quanto piuttosto del palazzo urbano imperiale, i cui resti sono situati a circa quattro chilometri da Piazza Armerina, in Sicilia. Dal 1997 fa parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. 


Siracusa,

fondata nel 734 a.C., nel V sec. a.C. divenne la capitale della Magna Grecia. Rivaleggio con Atene prima e dopo con l'impero Romano. Patria di Archimede. Sulle coste della provincia di Siracusa ci sono fra le più belle spiagge italiane. 


Savoca

è un comune della provincia di Messina. È anche nominata "paese dalle sette facce" e "Terra ferace di gagliardi ingegni". Città d'arte, dal 2008 è inserita nel circuito dei Borghi più belli d'Italia.


La Sagra del Mandorlo in Fiore

è una festa popolare della città di Agrigento che, come vuole la tradizione, si ripete ogni anno all'inizio del mese di febbraio ed aveva una durata di una settimana. Adesso la manifestazione ha incorporato altri eventi e prosegue fino a metà marzo.

sagra del mandorlo in fiore
By Giuseppe Spoto

L'obiettivo è quello di festeggiare l'anticipo della primavera con il rifiorire dei mandorli e di gioire per il ritorno della vita. Numerosi gruppi folkloristici arrivano ad Agrigento da ogni parte del mondo per prenderne parte. Infatti, nel corso degli anni, la festa ha accresciuto il proprio significato culturale mandando messaggi di pace a tutte le popolazioni.

Storia

Il mito, scritto da Omero, racconta della fioritura del mandorlo. Essa sarebbe collegata alla storia d'amore di Acamante e Fillide. Il primo andò a combattere la guerra di Troia al fianco degli Achei. Durante i dieci anni di guerra, Fillide non smise di aspettare il proprio amato ma, una volta conquistata la città di Troia e terminata la guerra, i greci cominciarono a tornare a casa. Tra i superstiti che fecero ritorno non ci fu Acamante e Fillide cominciò a pensare che fosse morto in guerra. Dunque, non vedendolo più tornare, la principessa morì disperata perché rimasta senza il suo amato. La dea Atena, toccata dalla morte di Fillide, decise di farla diventare un albero di mandorlo. Acamante, però, tardò a ritornare per un blocco alla nave e, quando venne a sapere della morte della sua amata e del fatto che era un mandorlo, andò verso l'albero e l'abbracciò. Così, il mandorlo fiorì, come se volesse stringerlo a sé.

 evento sagra del mandorlo La Sagra compare per la prima volta nel 1934 nella piccola città di Naro, situata ad una ventina di chilometri di distanza da Agrigento. Essa è stata la realizzazione di un sogno del conte dott. Alfonso Gaetani, il quale l'ha desiderata ardentemente per far conoscere alla gente i prodotti tipici siciliani. Tutto questo ha luogo in un periodo dell'anno in cui il clima è mite, anche se non è ancora primavera, e il paesaggio è quello primaverile caratterizzato dai mandorli che mostrano a tutti il loro splendido frutto. Nel 1937, la festa non viene più celebrata a Naro ma diventa solo agrigentina. Gli abitanti della sua nuova casa le danno il nome che diventa riconosciuto e che attualmente ha, cioè Sagra del mandorlo in fiore. Nel 1941 ha un'interruzione, dovuta al fatto che si sta combattendo la seconda guerra mondiale. La sagra riprende nel 1948 e a partire da adesso viene tenuta ogni anno con una certa regolarità e con delle forme caratterizzate da un numero di eventi che aumenta con il passare del tempo. Dal 1954 la festa vede anche lo svolgersi del Festival Internazionale del Folklore, spettacolo che spinge vari gruppi folkloristici del posto e dell'intera Europa a viaggiare per prenderne parte.

sagra del mandorlo in fiore
by Giuseppe Spoto

Dal 1966 questi gruppi non sono solo locali ed europei, ma arrivano anche da altre parti del mondo. Dal 1956, dopo essere stata eseguita per la prima volta, la tradizionale accensione del tripode dell'amicizia viene ripetuta ogni anno. Inoltre, nel 1966, la sagra viene improvvisamente interrotta perché colpita dal drammatico avvenimento della frana di Agrigento.

Wikipedia

 

La 71° sagra del mandorlo in fiore 

si è svolta nel 2016 dall'12 febbraio al 13 marzo. Il gruppo del Brasile rappresentato dal gruppo “Aldeia dos Anjos”, ha vinto il 61° Festival Internazionale del Folklore, aggiudicandosi il Tempio d’Oro. ll Festival Internazionale del Folclore, giunto all’edizione numero 61, si è tenuto ad Agrigento dall’8 al 13 marzo. Preceduto da quattro weekend ricchi di appuntamenti ed iniziative della Sagra del Mandorlo in Fiore. La prossima edizione è un'ottima occasione per visitare un territorio incantevole e ricco di storia!

Ecco l'elenco degli altri premi :

 

Terzo premio per i migliori costumi
Thailandia –“Satit Silpakorn University Folk Dance Group”

Secondo premio per i migliori costumi
Polonia – “Folk Dance Ensemble Leszczyniacy”

Premio miglior sfilata
Colombia – “Fundacion Artistica y Cultural Akaidaná”

Terzo premio per la migliore musica
Serbia – Folklore Ensemble SUMADIJA

Secondo premio per la migliore musica
Romania –“Banatul Professional Ensemble”

Premio per la migliore musica
Slovacchia – “Sl’uk – Slovak State Traditional Dance Company” posto musica
a cui va anche il Premio speciale Gigi Casesa e si aggiudica anche la fascia di Miss primavera.

Terzo premio per la danza
Messico –  Escuela del “Ballet Folklórico de México de Amalia Hernández”

Secondo premio per la danza
Grecia – “Elkelam Dance Ensemble”
a cui va anche il Premio Ugo Re Capriata, asseganto da Assostampa ed il Premio Concordia, consegnato dal Prefetto di Agrigento Nicola Diomede.

Primo premio per la danza
Turchia –“Ankara TUANA Turkish Folk Dance & Art Ensemble”



Lo Street Food siciliano

si riferisce al cosiddetto cibo da strada. Esso in Sicilia ha origini molto antiche; già ai tempi dei greci si usava mangiare del cibo fuori casa, per le vie della città. Il cibo da strada, secondo la definizione della FAO, è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici come bar, pasticcerie, panifici, tavole calde, rosticcerie, pizzerie ed anche in mercatini o fiere, anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti ambulanti. 


Il Festino di Santa Rosalia

(u fistinu in siciliano) si svolge nel mese di Luglio a Palermo e quest'anno celebra la sua 302° edizione. È una delle celebrazioni religiose siciliane ad essere ufficialmente riconosciuta come patrimonio immateriale Italiano. 


Trecastagni

(Triccastagni in siciliano) è un comune di 10.940 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia. Trecastagni sorge alle pendici del vulcano Etna, ed è uno dei comuni che si trovano alla quota più elevata. Il territorio è collinare ed è circondato da svariati conetti vulcanici di diversa epoca e dimensione (Monte Ilice, Monte Gorna, Monte S. Nicolò, Tre Monti, Monte Serra).

Randazzo

754 metri sul livello del mare, 11.000 abitanti circa, ridente cittadina sul versante settentrionale dell’Etna, a dominare la Valle dell’Alcantara verso cui degrada dolcemente, si trova al crocevia di tre importanti province: Catania, Messina ed Enna, collocata strategicamente al centro di quello che un tempo era il Val Demone. Con le sue bellezze paesaggistiche naturali e col fascino delle sue antiche opere d’arte, chiese, vecchi palazzi, musei che ospitano resti archeologici e scientifici di grande valore, con le sue strade ed i suoi vicoli in pietra lavica, è una vera e propria perla ambientale ed architettonica, incastonata nel cuore di un territorio variegato ed unico al tempo stesso, reso ancor più prezioso dalla compresenza di ben tre aree protette: il Parco Regionale dell’Etna, quello dei Nebrodi ed il Parco Fluviale dell’Alcantara.


Zafferana

(Zafarana in siciliano) è un comune italiano di circa 9.000 abitanti della provincia di Catania in Sicilia. Zafferana Etnea sorge a 574 m. s.l.m., alle pendici orientali dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa. Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano, includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica, dai fitti boschi alle distese di deserto lavico.


Adrano

(Atranu in siciliano o "Dernò") è un comune del territorio Etneo di 36 071 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia. Adrano si estende alle pendici sud-occidentali dell'Etna, in una zona collinare che affianca la Piana di Catania ad est ed il fiume Simeto ad ovest. La città è situata ad un'altezza di 600 metri sul livello del mare, ha una superficie di 8.251 ettari e dista 35 km dal comune di Catania. Adrano gode di un clima semi-continentale.

Storia 

Il nome Adranon secondo alcuni studiosi è di origine orientale, mentre secondo altri di origine italica.Karl Gothard Grass - The Caracci Waterfall Near Aderno at the Foot of Mt. Etna - Google Art Project Sembra, comunque, che Dionigi, fondando la città, l'abbia chiamata Adranon in riferimento al grande nume siculo, dio della guerra. I greci associarono il dio oltre che alla guerra, anche al fuoco, identificandolo con Efesto. Secondo lo storico Adolf Holm furono attribuite ad una sola divinità notizie riguardanti due diverse divinità e, per questo motivo, Adranon riunì in sé sia il carattere di dio della guerra, indicato dalla lancia, che quello di dio del fuoco, proprio di Efesto. Secondo la leggenda il dio Adranon, venerato anche in altre località siciliane, era seguito da un corteo di mille cani, che accoglievano festosamente gli ospiti, ma sbranavano i mentitori ed i ladri. Giovanni Sangiorgio Mazza, illustre storico adranita, affermava che parti dell'antico tempio del dio Adrano, che era stato edificato dai fondatori nei pressi della città, si trovassero nell'orto di Cartalemi; ma un possessore della località Cartalemi, tale Domenico dell'Erba, le avrebbe distrutte, assieme a vasi, monumenti ed altri preziosi beni storici. In età romana e latina il centro abitato si chiamò Hadranum; nell'età saracena Adarnu o Adarna, nella normanna Adernio ed Adriano, nell'angioina Adernò.
Nel 1929 fu definitivamente chiamato Adrano. In origine Verso il X secolo a.C. s'insediarono in entrambe le zone colonie di Siculi; nella "città del Mendolito" presso il fiume, attorno al centro abitato vi era un veneratissimo tempio di fango e legno. Mendolito, che sviluppò una raffinatissima civiltà del bronzo, ci ha lasciato, oltre alla cinta muraria, le porte e le tracce di capanne, una necropoli dalle caratteristiche sepolture a cupoletta (forse d'ispirazione micenea) e le più lunghe iscrizioni sicule della Sicilia nord-orientale. L'abitato, comunque, era già in netta decadenza intorno al secolo V a.C.

Adrano mura dionigiane
fonte: comune di adrano

 La città greca di Adranon fu fondata nel 400 a.C. ad opera di Dionigi il Vecchio di Siracusa per rafforzare l'egemonia siracusana nella zona. Il possesso di Adranon, infatti, poteva consentire il controllo del Simeto e della città sicula di Centuripe, che si ergeva su una altura presso la sponda opposta del fiume. La conquista da parte di Dionigi fu molto cruenta e comportò la deportazione della popolazione. Nel 344 a.C., durante l'inarrestabile marcia di Timoleonte di Corinto verso Siracusa, nei dintorni di Adranon si combatté una battaglia che vide le truppe di Timoleonte sbaragliare quelle di Iceta, tiranno di Leontinoi. Dopo la battaglia, si narra che Timoleonte fu accolto con clamore dalla città di Adranon. 

adrano vaso dell'ermitage
fonte:comune di adrano


La città durante il periodo di Timoleonte ebbe un notevole benessere e vi fiorirono scuole di pittura vascolare di meravigliosa fattura (vedi vaso dell'Ermitage). Dopo Timoleonte, durante i domini di Agatocle, Agatocle II, Arcagato e Gerone, fu sovente saccheggiata dai Mamertini. Nel 263 a.C. Adrano fu conquistata dall'impero romano ed inclusa, in seguito, tra le civitates stipendiariae, tra quei centri della Sicilia costretti a versare un tributo a Roma. Espugnata dal console Valerio con ottomila fanti e seicento cavalieri, fu trattata assai duramente: le case rase al suolo, gli abitanti passati alla spada ed il territorio consegnato agli "aratores" di Centuripe, che vi costruirono le proprie masserie. Nel 139 a.C. gli schiavi, unendosi ad Euno, si ribellarono e saccheggiarono le proprietà dei signori centuripini. Euno , che si era arroccato, oltre che nella roccaforte di Adrano, anche in quelle di Enna e Taormina, nel 131 a.C., dopo anni di eroica resistenza, fu sconfitto ed i suoi seguaci furono massacrati. La "pace romana" tornò a regnare ed Adrano per molto tempo fu considerata solo come territorio di Centuripe. Durante il periodo delle invasioni barbariche Adrano fu sottoposta a frequenti saccheggi, tranne che al tempo di Teodorico (493-526) per il buon governo di Cassiodoro. Cattiva sorte ebbe ancora durante il dominio bizantino, quando le catene furono di nuovo strette ai villici, tenuti in stato di servitù.
Il dominio bizantino ebbe termine con l'occupazione saracena ad opera dell'emiro Musa verso la fine dell'anno 950 d.C., quando Adrano era ridotto ad un misero villaggio di capanne.

lapide in pietra lavica con saraceni
fonte:comune di adrano

I saraceni si insediarono accanto alla Cuba ove fu edificata la residenza del Caid (capo militare, giudice, esattore e sacerdote), mentre gli adraniti si ritirarono verso est. Gli occupanti cambiarono il nome di Adranon in Adarnu o Adarna ed eressero una fortezza detta "Salem". Furono abbastanza tolleranti, economicamente assai attivi e fondarono o ripopolarono diversi casali, tra i quali quello di Bulichiel, al centro di fiorenti giardini, terre di seminerio e vigne. Usarono su larga scala le acque sia per mulini, gualcherie e tintorie, che per l'irrigazione delle colture cerealicole ed arboricole, come gli ortilizi, i fichi, i mandorli, i sicomori o gelsi neri per "nutricare" il baco da seta. Venivano coltivati pure il lino e la canapa. I saraceni, inoltre, per primi misero sul Simeto, nei pressi della contrada di Mandarano, una zattera o giarretta per il traghettamento del fiume. La conquista di Adrano da parte dei normanni iniziò nel 1075 con l'assedio del casale di Bulichiel da parte di un drappello di cavalieri guidati da Ugo di Yersey. Nonostante l'eroica resistenza del Caid Albucazar, il casale venne occupato e ciò segnò anche la resa di Adarna da dove i cristiani erano corsi verso i normanni, accogliendoli come liberatori. Adrano fu compresa nella diocesi di Catania, retta dal monaco Ansgerio. Secondo il padre Aprile il conte Ruggero donò Adrano al figlio Goffredo e suoi successori la governarono, mentre secondo il Pirro costituì la dote di Adelicia, figlia di Rodolfo Macabeo. Il territorio, comunque, chiunque fosse il signore, era retto da un vicecomes (governatore) e da uno stratigoto (giudice criminale), che era anche castellano della fortezza. Nel periodo normanno Adrano continuò il progresso iniziato con i saraceni. La comunità adranita, che integrava abitanti di origine greca, saracena e normanna, era costituita da abili agricoltori ed artigiani, specie nell'arte della seta e della concia delle pelli. Il periodo svevo segnò per Adernò, come per tutta la Sicilia, l'inizio di intolleranze, di egoismi municipali, di lotte di potere. Fu soprattutto rovinosa la persecuzione dei saraceni, costretti a ribellarsi ed a fortificarsi, sotto la guida di Mirabetto, a Troina, Entella e Centuripe, dove convennero anche i saraceni di Adernò. Nel 1225 furono sconfitti ed in gran parte massacrati; i superstiti furono deportati e confinati a Lucera. Durante il dominio svevo si verificarono per Adernò tre fatti significativi: la città ed il suo castello divennero il covo della famiglia di avventurieri dei conti Bartolomeo, che depredarono con violenza i beni della chiesa, finché non furono vinti e banditi da Federico nel 1209; la distruzione di Centuripe, rispetto alla quale ancora Adernò non si era liberata da un senso di inferiorità, e la deportazione dei suoi abitanti ad Augusta; la comparsa in città di un accattone dal nome Giovanni Calcara, che, somigliantissimo a Federico II, faceva credere, assecondato ed usato dagli interessati, di essere l'imperatore tornato dall'altro mondo per invitare i popoli al ritorno all'obbedienza alla chiesa e la reazione di Filangeri, che, constatando il pericolo che costui rappresentava per Manfredi, lo catturò e lo fece impiccare a Catania assieme ai suoi seguaci. 

adrano castello svevo
fonte: comune di adrano

 L'imperatore Federico, comunque, pacificatosi con i messinesi nel 1233, diede in "retturia" il casale a capitani di Messina, che divennero la classe dominante (vedi il sostrato di cognomi messinesi come Crisafi, Galifi, Crisà, Marullo, Milazzo, Di Salvo, ecc.). Adernò risentì molto delle lotte tra Angioini e Svevi. Prima passò, come gran parte della Sicilia, sotto il governo di Carlo I d'Angiò, poi di Corradino, fino a quando nel 1258 il Papa scomunicò Corradino e lo stesso venne decapitato a Napoli. Capece, seguace di Corradino, si rifugiò a Centuripe, ma fu assediato dagli Angioini ed alla fine fu catturato, accecato ed impiccato. Da allora Adernò passò dalla dominazione della famiglia Lancia a quella della famiglia Maletta. Il casale, che era stato fiorente al tempo dei Normanni, si ridusse, con gli Angioini, ad un misero abitato in balia dei peggiori predatori. Il numero degli abitanti passò da circa mille a circa trecento.
Tutto il periodo angioino e quello aragonese almeno fino a Federico IV, detto l'Imbecille (1377), fu un graduale scivolamento verso l'anarchia per il prevalere della prepotenza disgregatrice della nobiltà, che da un lato tendeva a togliere potere ai sovrani a proprio vantaggio e dall'altro ad impedire la crescita della borghesia commerciale e forense. I "mastri artigiani" stavano dalla parte dei nobili e contro i piccoli contadini ed i braccianti.

 

chiesa san pietro adrano
fonte:comune di adrano


Nonostante Pietro III fosse stato invocato come un liberatore, anch'egli continuò a vessare le popolazioni con l'alibi di dover cacciare gli Angioini. Adernò diventò feudo del cavaliere catalano Garzia De Linguida, ma nel 1286 fu concessa a Luca Pellegrino, un funzionario del re Giacomo. La figlia di Pellegrino, Margherita, sposò Antonio Sclafani di Palermo. Matteo Sclafani, figlio di Giovanni e Margherita Pellegrino, fu nominato conte di Adernò e di Centorbe. Costui, uomo ricchissimo, fu pirata e mercante di schiavi e divenne anche signore di Ciminna, Chiusa e Sclafani.Fu, per altro, devoto del monastero di S. Maria di Licodia, a cui donò nove salme di frumento annuali. Dalla prima moglie ebbe una figlia che diede in sposa a Guglielmo Raimondo Moncada; dalla seconda una seconda figlia che diede in sposa a Guglielmo Peralta di Caltabellotta.
Mentre abitava a Palermo in un sontuoso palazzo, Adernò, povera ed indifesa, venne prima occupata da Roberto d'Angiò e successivamente dai latini guidati da Ruggero Tedesco. Dopo essere sfuggito nel 1352 ad un agguato mortale, Matteo Sclafani morì due anni dopo. La sua morte scatenò una contesa per la successione, che fu composta solo dopo 43 anni: i Peralta rinunciarono ai loro diritti a favore di Guglielmo Raimondo III Moncada, che lasciò al fratellastro Antonio (1355-1377) la contea di Adernò e Centorbe. In quel periodo i Papi Urbano X e Gregorio XI con la scusa di togliere le interdizioni alle città siciliane imposero tassazioni più che esose. Antonio Moncada lasciò la contea di Adernò al nipote Giovanni Raimondo, che parteggiava per la regina Bianca di Navarra (1410-1416). Dal 1412 al 1515, sotto i viceré, furono padroni di Adernò Giovanni Moncada (1414-1454), Giovanni Raimondo IV Moncada (1454-1466), Giovan Tommaso Moncada (1466-1501), Guglielmo Raimondo V Moncada (1501-1515) e Antonio III Moncada (1511-1549). 

Adrano normannisches Kastell

Giovan Tommaso Moncada restaurò la torre di Adernò, che da allora a prese il nome di castello, e la fece circondare con un bastione; fece progettare la chiesa di S. Sebastiano; invitò a venire ad Adernò i frati minori osservanti di S. Francesco, offrì il feudo di Poggio Rosso per l'insediamento di un gruppo di profughi epiroti, detti "li greci", che fondarono un piccolo casale, poi Biancavilla, ove si parlava la lingua greco-ortodossa. Molti familiari di Ramondetta Ventimiglia, sposa del conte Tommaso, costruirono palazzi nel centro di Adrano, uno dei quali diverrà nel XVI secolo sede della congregazione del Devoto Monte di Pietà e nel XIX sede del Municipio. Il figlio di Tommaso, Guglielmo Raimondo V, che esercitava i poteri di padrone della terra, giudice e capo militare, ottenne dal viceré il privilegio di ripopolare il territorio di Centorbe. Antonio Moncada fu intollerante di ogni legge e ricettatore di delinquenti ed, in particolare, di una banda di 50 membri capitanati da Mariano Planes di Licodia Eubea. In questo periodo si costituì il nucleo amministrativo di Adernò attorno al quartiere della "Piazza", composto da funzionari di ceto nobile. I più importanti erano: il capitano di giustizia, i 4 giurati, il tesoriere, il giudice civile, il giudice criminale, l'archivista, il mastro notaro, il castellano e il governatore del conte. A questo periodo risale anche la chiesa di S. Antonio Abate col meraviglioso polittico, opera forse del pittore Salvo Di Antonio. Con i successori di quest'ultimo, Francesco Moncada e Luna e Francesco II (1550-1592), ebbe grande impulso l'edilizia religiosa: fu ingrandita la chiesa di S. Maria Assunta, fu progettata la matrice a tre navate,

Adrano Monastero Santa Chiara

si diede inizio alla costruzione del monastero di S. Lucia nuova, si fondò la chiesa della Catena. Adernò adesso toccava i seimila abitanti, essendosi accresciuta di un terzo rispetto ai primi del secolo. Era cresciuta una robusta classe di borghesi ed agricoltori, che avevano dato impulso alla produzione del grano ed all'allevamento del bestiame, anche se la classe nobiliare manteneva esosi privilegi, come quello di tenere schiavi. Sotto il principato di Don Antonio Aragona e Moncada e di Luigi Guglielmo Adernò era un immenso cantiere per fabbriche ecclesiastiche e per palazzi (come quelli degli Spitaleri nel quartiere "Gurgo", dei Ciancio nel quartiere S. Pietro, dei Guzzardi e dei Campo nel quartiere della "Piazza" e della Catena). Solo nel 1693 l'edilizia ebbe un arresto a causa del terremoto. 
La rovinosa guerra che ebbe il suo culmine nella battaglia di Francavilla del 1819, quando gli spagnoli furono battuti dagli austriaci, fu per Adernò causa di grandi malanni, di razzie e di violenze. Al breve dominio piemontese (1713-1720) successe il dominio austriaco che si caratterizzò per l'esosità fiscale. Solo verso la metà del '700, con l'avvento dei Borboni, la situazione agraria ed economica in generale andò migliorando. Anche la popolazione ricominciò a crescere. Nel 1794 Adernò contava 6.623 abitanti e 750 proprietari laici, 12 religiosi e 33 forestieri. In questo periodo nella città iniziò la coltura intensiva dell'ulivo e la produzione dell'olio e si costruirono la nuova chiesa di S. Lucia, i "damusi reali" e il teatro, si istituì la fiera di S. Lucia, si "basolarono" le vie principali. Adernò si candidava a diventare capoluogo di circondario e sede di giudice regio, come di fatto avvenne nel 1819.

Adrano Chiasa Madre

 Nel 1820, a seguito della rivolta scoppiata a Palermo, a Biancavilla, Bronte ed in parte Adernò si svilupparono forti agitazioni sociali e furono costituiti comitati provvisori a sostegno del colonnello Pietro Bazan, che aveva concentrato il grosso delle forze della Sicilia orientale a Troina. Il comitato di Adernò fu, però, presto sgominato e la città divenne una roccaforte dei Borboni con le "squadre punitive" capitanate da don Francesco Palermo. Tra i reazionari più attivi si distinse il giudice Giovanni Sangiorgio Mazza. I moti furono presto sedati e la mano della reazione colpì i rivoltosi, fino a quando, negli anni '30, il movimento antiborbonico riprese vigore per culminare nel '48 in una vasta ribellione di dimensione regionale. Gruppi di volontari di Adernò, guidati da don Pietro Cottone, e di Biancavilla, guidati da don Angelo Biondi, accorsero in soccorso di Catania, alloché i Borboni, dopo aver occupato Messina si diressero verso la città etnea. Ma nulla poterono contro i cannoneggiamenti del generale Nunziante, che dopo avere preso Catania, occupò anche Paternò, Biancavilla ed Adernò. Il 1849 fu l'anno della pesante reazione, che durò fino al 1860, nonostante i focolai di rivolta che covavano per la mancanza di lavoro, la denutrizione e le spaventose condizioni igieniche. L'avvento di Garibaldi in Sicilia con "la spedizione dei mille" accese molte speranze tra gli uomini di fede liberale e tra i patrioti, ma non risollevò le sorti delle classi più deboli. I moti contadini per avere la terra furono anzi repressi dai garibaldini. Il 1° luglio 1860 fu costituito in Adernò un Consiglio Civico presieduto da don Lorenzo Ciancio. Sindaco in quell'anno era don Nicola Guzzardi Minissale. Mentre era sindaco il barone don Giuseppe Pulia, furono quotizzate alcune terre comunali, si assegnarono 18 onze per il mantenimento del teatro, si inaugurò il liceo comunale. Dal 1862 al 1867 furono costruiti 8 fanali per l'illuminazione pubblica, furono lastricate la via Garibaldi e la via Nuova, si creò un passeggio in un tratto della Vigna di corte, si avviarono le trasformazioni di case religiose in un ospedale, un asilo di mendicità, una scuola tecnica, un ufficio per le imposte, un ospizio femminile, un asilo infantile e scuole elementari, si costruì una strada che arrivava allo stradone di Bronte. In questa periodo le coltivazioni prevalenti erano l'agrumeto, l'uliveto ed il vigneto. Dal verbale di una seduta del consiglio comunale del 1866, mentre era sindaco Nicolò Valastro, risulta che Adernò era superiore a tutti i comuni circostanti per ricchezze private, per commercio, per agricoltura, per gli edifici, per la stazione telegrafica ed elettrica, per la sede dei carabinieri e per quella giudiziaria.

Adrano villa comunale
fonte:comune di adrano - Villa comunale

Questo, tuttavia, non aveva mutato granché le condizioni dei ceti poveri, che furono colpiti da epidemie di colera, tifo, difterite e vaiolo nero. Da qui i frequenti tumulti, giustificati dalla fame, e il fenomeno del brigantaggio. Uno dei tumulti più significativi scoppiò nel 1898 e fu sedato da un lato con l'acquisto di grano per fornire di pane le botteghe e dall'altro con l'intervento del Prefetto. Il sindaco Antonio Inzerilli programmò diverse opere pubbliche che consentirono di occupare 651 muratori, 36 scalpellini, 760 manovali, 120 carrettieri e 1.165 terraggieri. Nei primi decenni del '900 si diffusero le idee socialiste e quelle del riformismo cattolico. Negli anni '20 operò con notevole efficacia ad Adernò l'energico prete riformista don Vincenzo Bascetta, che, collaborato dal giovane professore Carmelo Salanitro, antifascista morto nel '45 nel campo di concentramento di Mauthausen, si distinse per le sue iniziative mutualistiche a favore dei piccoli contadini. La sua azione consentì la trasformazione di interi feudi coperti di lava in fiorenti agrumeti, oliveti e mandorleti.

Fonte : Comune di Adrano 

Da Visitare 

 

      • Chiesa Madre, piazza Umberto.
Adrano viale delle palme
fonte: comune di Adrano - Viale delle Palme
      • Chiesa di San Francesco
      • Chiesa Santa Maria della Catena
      • Monastero di Santa Lucia
      • Chiesa di S. Pietro
      • Chiesa della Madonna del Rosario
      • Convento Domenicano
      • Chiesa del Salvatore
Adrano Monastero Santa Chiara
      • Chiesa di S. Agostino
      • Chiesa di S. Antonio Abate
      • Chiesa di S. Antonio di Padova
      • Chiesa di SS. Apostoli Filippo e Giacomo
      • Chiesa di S.Chiara
      • Chiesa SS. Cristo della Colonna
      • Chiesa del Crocifisso
      • Chiesa di Gesù e Maria
      • Chiesa di S. Leonardo
      • Chiesa della Madonna delle Grazie
Adrano Duomo - panoramio
    • Chiesa di S. Maria degli Angeli
    • Chiesa di Maria SS. Della Catena
    • Chiesa di S. Nicolò Politi
    • Chiesa di Maria SS. Dell'Udienza (in S. Paolo)
    • Chiesa dello Spirito Santo
    • Chiesa di S. Giuseppe
    • Statua di S. Nicolò Politi, piazza S. Agostino
    • Statua dell'Immacolata, piazza Immacolata
    • Altare delle Tre Croci
    • Castello Normanno, (piazza Umberto)
    • Castello della Solicchiata, (zona Solicchiata) 
      adrano palazzo bianchi
    • Palazzo Bianchi, (piazza Umberto)
    • Palazzo Pulia, (via S. Pietro)
    • Palazzo Ciancio, (via San Filippo)
    • Teatro Bellini
    • Villa Comunale (o Giardino della Vittoria)
    • Ponte dei Saraceni, (passo del Pecoraio)
    • Acquedotto Biscari
    • Torre di S. Elia (zona S.Leo)
Ponte dei saraceni
  • Torre Minà
  • Mulini della Rocca
  • Archi Gotici
  • Mura ciclopiche (o Dionigiane)
Fonte: Wikipedia

Sant'Alfio

(Sant'Affiu a Vara o semplicemente Sant'Affiu in siciliano) è un comune Etneo di di 1.664 abitanti della della città metropolitana di Catania in Sicilia. 


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