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ISOLA FERDINANDEA

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L’ISOLA CHE C’È E NON C’È

L’isola Ferdinandea, conosciuta anche come Banco Graham, è un’estesa piattaforma rocciosa posta a circa 6 metri sotto il livello del mare, tra Sciacca e l’isola di Pantelleria. È la bocca di un vulcano sottomarino emersa nel luglio del 1831 dando vita a un’isola alta circa 65 metri e con una superficie di 4 chilometri quadrati che poi si è inabissata di nuovo, e definitivamente, nel gennaio del 1832.

Secondo le cronache del tempo, redatte dal canonico Michele Arena, i primi ad avvistare il cratere del vulcano che affiorava dalle acque furono i capitani Trafiletti e Corrao che navigavano in quella zona. Il 10 dicembre 1831 un dipendente dell’ufficio topografico del Regno delle Due Sicilie, Benedetto Marzolla, pubblicò una descrizione dell’evento, spiegando come dopo numerose eruzioni un vulcano emerso dal mare avesse creato un piccolo pianoro di sabbia nera e pesante, tanto friabile da non riuscire a sostenere il peso di una persona. Al centro sorgevano un colle e un laghetto di acqua fumante, dall’acre odore di zolfo.

L'evento

La nascita dell’Isola Ferdinandea fu annunciata, tra il 22 ed il 26 giugno del 1831, da terremoti avvertiti fino a Marsala, Trapani, Palermo e che a Sciacca causarono lesioni alle abitazioni e caduta di calcinacci.Ferdinadea historical Poi in successione, il 28 giugno il capitano C.H. Swinburne della marina inglese segnalò di aver «visto un fuoco in lontananza in mezzo al mare»; il 2 luglio l’acqua ribolliva alla Secca del Corallo (oggi Banco Graham), dove alcuni marinai, che raccoglievano il pesce ucciso dalle attività vulcaniche, svennero nelle loro barche a causa delle esalazioni; il 5 luglio forti scosse sismiche furono sentite fino a Marsala; infine, il 7 luglio 1831, F. Trefiletti, comandante del Gustavo, vede per primo l’isola, 33 miglia a sud-ovest da Sciacca, alta 30 palmi sul pelo del mare, che «sputa cenere e lapilli».Di notte l’attività era ben visibile da Sciacca, Menfi, Mazzara e Marsala. L’eruzione, ormai subaerea, costruì un’isola, il cui colore dominante era il nero e che risulterà alla fine alta 60 m, larga poco meno di 300 e con un perimetro di quasi 1 km. Le attività eruttive interagirono per tutto il tempo con il mare e il cratere, rotondeggiante e largo poco meno di 30 m, fu sempre invaso dall’acqua, che si abbassava e s’innalzava nel condotto e, traboccando, formava un fangoso ruscello che scendeva fino al mare e lo intorbidiva. Tutto l’edificio era saturo d’acqua. Sui pendii del cono, a 25 m dalla riva, furono descritti due laghetti, il più basso pieno di acque giallo-solfuree, il secondo di acque giallo-rossastre, che ribollivano gorgogliando; probabilmente erano crateri secondari, perché durante l’eruzione furono segnalate fino a tre alte colonne di fuoco che s’innalzavano contemporaneamente.  Il primo studioso a giungere sul posto fu Karl Hoffman, docente di geologia presso l'Università di Berlino, che si trovava casualmente in Sicilia. Il governo borbonico inviò sul posto il fisico Domenico Scinà. Carlo Gemmellaro, professore all’Università di Catania ed esperto vulcanologo, dall’11 al 14 agosto visitò il teatro eruttivo stilando una dettagliata relazione e lasciandoci una immagine delle esplosioni del Ferdinandea molto simile a quanto ci ha mostrato nel 1963, in Islanda, l’eruzione e l’emersione dell’isola Surtsey. Il 26 settembre dello stesso anno la Francia inviò una missione diretta dal geologo Constant Prévost, il quale fece una relazione alla Société Géologique de France. Furono eruttati grossi blocchi, ceneri e scorie; pomici nere, anche in grossi elementi, galleggiarono per un vasto tratto di mare attorno al teatro eruttivo; le zone costiere della Sicilia prospicienti il vulcano furono coperte dai prodotti delle esplosioni; grossi frammenti arrivarono a Sciacca e danneggiarono le tegole dei tetti; il materiale espulso diede origine ad inquietanti aurore boreali, che avanzando da ponente verso nord-est, tinsero di rosso cupo i tramonti della Sicilia occidentale e che il 14 agosto illuminarono i cieli di Roma, Firenze, Lucca e Genova. HMS Melville and Graham IslandL’eruzione ebbe termine il 20 agosto. Non furono mai emesse colate di lava, a proteggere dall’erosione le rocce incoerenti eruttate (scorie, pomici, lapilli, ceneri). Pertanto, finita l’eruzione e con essa la costruzione dell’isola, il mare iniziò la sua opera demolitrice: già l’8 settembre, 19 giorni dopo la fine dell’attività, l’isola era visibilmente più bassa; il 27 settembre era ridotta a una piccola collina di sabbia fine; il 26 ottobre restava solo un rilievo di pochi palmi d’altezza, che nei giorni di tempesta si confondeva con il mare ma che conservava ancora al centro il cratere, invaso da acqua bollente.Il successivo 8 dicembre, il capitano V. Allotta, comandante dell’Achille, ne stilò il certificato di morte, annotando che non vi era «vestigia alcuna dell’isola vulcanica»; permanevano il ribollio delle acque e soffioni che s’innalzano nell’aria. Il mare aveva vinto, ponendo fine alla vita di un’isola effimera ma anche al contenzioso diplomatico giocato per il suo possesso da Inghilterra, Francia e Regno di Napoli, durante il quale si era sentito persino tintinnio di spade e a memoria del quale restano i nomi differenti che, ancora oggi, contraddistinguono l’isola sorta sulla Secca del Corallo, la quale è chiamata Graham in Inghilterra, Julia in Francia e Ferdinandea in Italia. La cronistoria dell’insuccesso del vulcano Ferdinandea deve essere completata ricordando che notizie, mai però confermate, segnalarono un’attività sottomarina nel 1833 e la riemersione dell’isola, a pelo d’acqua, per pochi giorni, nel 1863.

Dopo il terremoto del Belice del 1968 i siciliani, a scanso di equivoci, posero sulla superficie dell’isola sommersa una targa in pietra che recita così “Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano”.

Nel 2002 una nuova attività sismica ha indotto i vulcanologi a prevedere un episodio eruttivo e dunque una possibile riemersione dell’isola. Ma le eruzioni non si sono verificate e l’isola è rimasta meta di immersioni subacquee.

sei vuoi approfondire: http://www.ct.ingv.it/it/component/content/article.html?id=206
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