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Il Marsala

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Un posto di primo piano nella storia del vino siciliano è occupato dall'inglese John Woodhouse, figlio di un commerciante di Liverpool.


wooddhouse marsalaLa famiglia aveva fiorenti traffici con Mazara del Vallo, dove acquistava ceneri di soda destinate alla produzione di sapone e vetro. Accadde nel 1773 che una tempesta costrinse la nave di John, la Elizabeth, a riparare nel porto di Marsala dove il giovanotto ebbe occasione di assaggiare il vino che si produceva nel territorio e che aveva notevoli somiglianze con quelli, già ben conosciuti, di Madera e di Jerez e Porto. John Woodhouse capì subito l’enorme potenziale di guadagni che gli si prospettava con il commercio del vino di Marsala: ne acquistò una prima partita e, forte delle esperienze dei suoi connazionali, vi fece aggiungere dell’alcol per dargli più forza per superare il viaggio. La nave ritornò in Inghilterra con cinquanta “pipe” (le botti dell’epoca) da 4 ettolitri ciascuna, per un totale quindi di 200 ettolitri, pari a oltre 26 000 bottiglie attuali. Woodhouse rimase a Marsala, in attesa della risposta della famiglia. Milano tram marsala florioQuando ricevette la conferma che il vino era stato venduto benissimo, si stabilì definitivamente sull'isola e iniziò a produrre. Contattò i contadini, anticipò i capitali necessari per gli impianti, acquistò sul lungomare di Marsala una vecchia tonnara abbandonata, un “baglio” (dal latino vallum, “corte chiusa”) e lo riempì di botti. In breve la famiglia Woodhouse divenne il punto di ri ferimento per lo sviluppo del vino Marsala. Fra i clienti più illustri vi fu l’ammiraglio Nelson che cominciò a ordinarne per l’intera flotta inglese. Nell’archivio della famiglia figura un contratto di acquisto per 500 pipe (oltre 260 000 bottiglie) da consegnare alle navi di S. M. Britannica nella rada di Malta. La tradizione del Marsala è ancor oggi viva a bordo delle unità della Royal Navy.Il successo dei Woodhouse attirò a Marsala altri mercanti inglesi, gli Ingham e i Witaker, anch'essi destinati a dar vita ad altre celebri etichette di Marsala. Insieme con loro arrivarono a Marsala alcuni esperti che portarono le conoscenze tecniche già sperimentate a Jerez e Madera, in modo particolare il metodo “Solera”. Questo consisteva nel fare invecchiare per anni il vino in botti accatastate su quattro file, con travasi e rabbocchi annuali fino a raggiungere la maturazione completa quando si arrivava alla fila più bassa, quella che, essendo al livello del suolo, era detta in spagnolo solera. Fra gli Inglesi, diventati ormai dei colossi sia nella produzione che nell'esportazione, si inserì nel 1832 Vincenzo Florio. Era il primo italiano a produrre Marsala dopo tre inglesi: Woodhouse che aveva iniziato nel 1773, Ingham e Witaker nel 1806 e John Hopps nel 1810. Nei tempi lunghi la Florio si impose, e nel 1928 (nel ’24 era stata acquistata dalla Cinzano) incorporò le proprietà inglesi. Erano trascorsi 155 anni dall'arrivo di John Woodhouse a Marsala, ma la sua nave, l’Elizabeth, dopo innumerevoli traversate, era rimasta ancorata a lungo, in disuso, nel porto siciliano e considerata un monumento.

Il vino Marsala è stato il primo vino DOC della storia vinicola siciliana. Un grande orgoglio per quanti lo producono e per tutto il territorio è stato infatti il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata nel 1969.Un Consorzio per la tutela del vino Marsala DOC è nato nel 1963 ad iniziativa dei produttori, e riconosciuto nel 2003 dal ministero delle Politiche agricole

 

Uva rossa

Vitigni con cui è consentito produrlo 

Marsala oro e ambra: Grillo e/o Catarratto e/o Ansonica (detto localmente Inzolia) e/o Damaschino; Marsala rubino: Perricone (localmente chiamato Pignatello) e/o Nero d'Avola e/o Nerello mascalese e/o (fino al 30% delle uve impegnate in totale) le uve a bacca bianca previste per i Marsala oro ed ambra. Come forme di coltivazione di tali vitigni sono ammesse tutte quelle "verticali", come spalliera e controspalliera, ma è particolarmente raccomandato l'"alberello". Sono inoltre vietate tutte le pratiche di "forzatura", ma con l'eccezione della irrigazione di soccorso. La resa massima di uve non deve superare le 10 tonnellate per ettaro per i vitigni a bacca bianca ed le 9 tonnellate per ettaro per i vitigni a bacca nera.

 Vinificazione

 Il Marsala è un vino liquoroso. Durante la fermentazione si effettuano i travasi che favoriscono l'ossidazione del vino; alla fine della fermentazione si procede all'aggiunta di etanolo (alcol etilico) di origine vitivinicola e/o di acquavite di vino, al fine di elevare il tenore alcolico, e dopo si procede all'invecchiamento. La resa massima delle uve in mosto non deve essere superiore all'80% e quelle delle uve in vino base non superiore al 75%. Tutte le operazioni di elaborazione a partire dalle uve che sono necessarie per ottenere un Marsala pronto al consumo dopo l'invecchiamento, devon essere effettuate nella zona di produzione.

Wine Tasting at Marsala 2

 Tipi di Marsala

Senza considerare per il momento le vecchie denominazioni che, non più inserite nel disciplinare, sono però tuttora tollerate, il Marsala si presenta oggi sul mercato con due distinte categorie 

 Marsala vergine

derivato da sole uve bianche e addizionato, dopo la fermentazione, con solo etanolo di origine vitivinicola e/o acquavite di vino. il Marsala "vergine" è di due tipologie in funzione del periodo di invecchiamento: Marsala vergine denominato anche "Marsala soleras", con invecchiamento di almeno cinque anni; Marsala vergine riserva denominato anche "Marsala soleras riserva" o Marsala vergine stravecchio o Marsala soleras stravecchio, con invecchiamento di almeno dieci anni. Nonostante quello che si crede o, erroneamente, è anche riportato sul web, il Marsala di questa tipologia mutua solo il nome ma non (più) la tecnica soleras che invece è utilizzata per il jerez e altri pochi famosi vini (fortificati o meno) ottenuti tramite questo metodo. L'invecchiamento del marsala soleras, descritto nel relativo disciplinare DOC, è di tipo ordinario (botte di legno)

Florio winery (4894200533)

Marsala conciato

 a cui, dopo la fermentazione, è stato aggiunto: etanolo mosto cotto, che influirà sugli aromi ed il colore del vino mistella (o sifone) cioè una miscela di mosto d'uva tardiva che influisce sul grado zuccherino e sui profumi, e mosto concentrato per conferire maggiore morbidezza ai quali si aggiunge etanolo per bloccare la fermentazione. il Marsala "conciato" deve essere anch'esso sottoposto ad invecchiamento per arrivare alla commercializzazione nei seguenti tipi: Marsala fine, minimo 1 anno di invecchiamento. Marsala superiore, minimo 2 anni di invecchiamento. Marsala superiore riserva, minimo 4 anni di invecchiamento. Ciascuna delle seguenti denominazioni dà luogo a ulteriori suddivisioni per tenere conto del colore: oro, prodotto da uve a bacca bianca, è vietata l'aggiunta di mosto cotto. ambra, prodotto da uve a bacca bianca, con aggiunta di mosto cotto superiore all'1%. rubino, prodotto da uve a bacca nera, con eventuale aggiunta massima del 30% di uve a bacca bianca; è vietata l'aggiunta di mosto cotto. e del residuo zuccherino: secco, con zuccheri inferiori a 40 gr. per litro semisecco, con zuccheri superiori a 40 gr. per litro e inferiori a 100 gr. per litro dolce, con zuccheri superiori a 100 gr. per litro Infine il disciplinare approvato con la legge n.851/1984 prevede che con il termine Cremovo possono essere indicati quei vini aromatizzati che utilizzano almeno l'80% di vino Marsala e una gradazione non inferiore a 16 gradi

 

 

Wikipedia

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