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Opera dei Pupi Siciliani

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Marionette "Angelica e Carlo Magno" Marionette "Angelica e Carlo Magno" By Ji-Elle (opera propria) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Storia dell’ Opera dei Pupi

L’ Opera dei Pupi è un particolare tipo di teatro delle marionette che si affermò stabilmente nell'Italia meridionale e soprattutto in Sicilia tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
I pupi siciliani si distinguono dalle altre marionette essenzialmente per la loro peculiare meccanica di manovra e per il repertorio, costituito quasi per intero da narrazioni cavalleresche derivate in gran parte da romanzi e poemi del ciclo carolingio.


 Le marionette del Settecento venivano animate dall’alto per mezzo di una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno snodo e per mezzo di più fili, che consentivano i movimenti delle braccia e delle gambe. In Sicilia, nella prima metà dell’Ottocento, un geniale artefice di cui ignoriamo il nome escogitò gli efficaci accorgimenti tecnici che trasformarono le marionette in pupi. Egli fece in modo che l’asta di metallo per il movimento della testa non fosse più collegata ad essa tramite uno snodo, ma la attraversasse dall’interno e - cosa ben più importante - sostituì il sottile filo per l’animazione del braccio destro con la robusta asta di metallo, caratteristica del pupo siciliano. Questi nuovi espedienti tecnici consentirono di imprimere alle figure animate movimenti più rapidi, diretti e decisi, e perciò particolarmente efficaci per “imitare” sulla scena duelli e combattimenti, che tanta parte avevano nelle storie cavalleresche. 

Esistono in Sicilia due differenti tradizioni, o “stili”, dell’Opera dei Pupi: quella palermitana, affermatasi nella capitale e diffusa nella parte occidentale dell’isola, e quella catanese, affermatasi nella città etnea e diffusa, a grandi linee, nella parte orientale dell’isola ed anche in Calabria. Le cronache raccontano che l’iniziatore dell’Opra a Catania fu don Gaetano Crimi (1807 - 1877), il quale aprì il suo primo teatro nel 1835. Le due tradizioni differiscono per dimensioni e peso dei pupi, per alcuni aspetti della meccanica e del sistema di manovra, ma soprattutto per una diversa concezione teatrale e dello spettacolo, che ha fatto sì che nel catanese si affermasse un repertorio cavalleresco ben più ampio di quello palermitano e per molti aspetti diverso.

pupi siciliani

I pupi catanesi arrivano fino a un metro e trenta di altezza e possono raggiungere un peso di Kg. 35, mentre i pupi palermitani raramente superano i cm. 80 di altezza ed i Kg. 5 di peso. I pupi catanesi hanno le gambe rigide, senza snodo al ginocchio, e, se sono guerrieri, tengono quasi sempre la spada impugnata nella mano destra; invece, i pupi palermitani possono articolare le ginocchia e sguainano e ripongono la spada nel fodero. Mentre i pupi palermitani vengono manovrati da animatori posizionati dietro le quinte poste ai lati del palcoscenico, con i piedi poggiati sullo stesso piano di calpestio dei pupi, i pupi catanesi sono animati dall'alto di un ponte posto dietro i fondali (‘u scannappoggiu). I manianti, cioè gli animatori, reggono i pupi poggiando i piedi su una spessa tavola di legno sospesa a circa un metro da terra (‘a faddacca). Il differente sistema di animazione dei pupi catanesi rispetto a quelli palermitani, conseguenza dell’altezza delle marionette e del loro notevole peso, spiega anche il motivo dell’adozione del ginocchio rigido, che può essere datata, ma con molta approssimazione, agli anni Cinquanta - Sessanta dell’Ottocento: per alleggerire un poco la fatica del braccio dell’animatore e scaricare in qualche modo il peso dei pupi, fu necessario renderne rigide le gambe. Il grande peso ed il sistema di manovra dei pupi catanesi fatto sì che a Catania il ruolo di maniante non coincidesse mai con la stessa persona che dà la voce ai pupi, il cosiddetto parlatore, il quale è quasi sempre anche il “regista” dello spettacolo. Mentre a Palermo l’ambiente dell'Opera era piuttosto chiuso, a Catania i pupari prendevano costantemente a modello per le loro messinscene gli elaborati allestimenti scenotecnici del teatro lirico e le modalità di recitazione dei grandi attori ottocenteschi e del teatro verista. Questi continui processi di imitazione scenografica dell’opera lirica e di osmosi col teatro degli attori viventi influenzarono profondamente la concezione spettacolare e teatrale dei pupari catanesi. Se a Palermo l’Opra rimase uno spettacolo più elementare e stilizzato, a Catania la recitazione fu più sentimentale e drammatica. I parlatori cercarono di emulare l’impostazione della voce ed il modo di recitare dei “grandi attori” alla Ernesto Rossi. In omaggio ad una vocazione al realismo, i personaggi femminili furono sempre parlati da parlatrici donne, mentre a Palermo l’unica voce maschile del puparo li “doppiava” in falsetto. 

Oggi la vita della tradizione spettacolare ed artigiana dell’Opera dei Pupi catanese è affidata alla Marionettistica dei fratelli Napoli di Catania, una compagnia attiva dagli inizi del Novecento, questa compagnia ha saputo adattare l’Opra catanese alle esigenze di un pubblico contemporaneo, pur mantenendosi fedele ai codici e alle regole di messinscena della tradizione. (vedi Storia opera pupi siciliani)

Nel 2008 l'UNESCO ha dichiarato il Teatro dell'Opera dei Pupi Capolavoro del patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità.

 

http://www.fratellinapoli.it/storia-opera-pupi/
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