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Erice

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vista da erice vista da erice

Erice (Monte San Giuliano fino al 1934, Èrici o u Munti in siciliano) è un comune italiano di 28.356 abitanti della provincia di Trapani. E' un borgo antichissimo, situato sulla vetta del Monte San Giuliano a 751 mt. di altezza, il comune conta circa 30.000 abitanti. Il centro cittadino che è posto sulla vetta dell'omonimo Monte Erice, vi sono residenti solo 512 abitanti mentre la maggior parte della popolazione si concentra a Valle, nell'abitato di Casa Santa, contiguo alla città di Trapani. Il centro di Erice si raggiunge da Trapani percorrendo una strada con innumerevoli tornanti porta a più di 750 di altitudine dopo un percorso di 15 km.


Sulla cima di questo monte fin dall'antichità si trovava un tempio dedicato a Venere tanto da rappresentare, per una decina di secoli, il luogo consacrato all'amore: i Fenici e i Cartaginesi vi adoravano Astarte, i Greci Afrodite ed i Romani la Venere Ericina.  Le origini mitologiche della città (Iruka) scaturiscono dalla leggenda che la vuole fondata dal re Erice (Eryx), figlio di Poseidone e Venere, Virgilio ne narra, invece, la nascita da un altro figlio della dea, il troiano Enea, approdato, nel suo mitico peregrinare, sull'isoletta della Colombaia dinanzi a Drepano, l’antica Trapani; in cerca di una patria dopo la caduta di Troia, e di un luogo sacro per le ceneri del padre Anchise.

 castello di venere

By Bultro (Proprio lavoro) via Wikimedia Commons

La storia di Erice

 

Il tempio di Venere venne fondato dal re Eryx, che, secondo la leggenda, sfidò Eracle di passaggio da quei luoghi e venne da lui ucciso. Del tempio non vi è più traccia, tranne una presunta fontana/pozzo, che sorge sull’antica Acropoli ove nel XIII secolo fu costruito il Castello Normanno. Il culto della dea Venere è il più antico di Sicilia e si rifà alla venerazione delle Dee Madri mediterranee. Il tempio a lei dedicato si trovava proprio su questa montagna avvolta dalle nubi come se fosse nebbia, com’è giusto che sia un luogo sacro. Del tempio, eretto sul luogo di un culto sicano preesistente ai Greci, furono rinvenuti, nel 1922, rocchi di colonne scanalate e frammenti di cornice di ordine dorico, appartenenti a un rifacimento romano. Più tardi se ne stabilì l’esatta ubicazione, e furono trovati un pavimento musivo, un pozzo sacro, i resti di una casa di abitazione punica e di un edificio termale romano. Scrisse Polibio, autore assai severo, “…era fra i santuari di Sicilia il più illustre per ricchezza e splendore”, invece lo storico agirino Diodoro Siculo affermò che, il tempio fu eretto da Erice, figlio di Afrodite e di Bute, uno dei cinquanta argonauti compagni di Giasone. Il bellissimo Bute, affascinato dal canto delle sirene, era finito in mare e stava per affogare, in suo aiuto intervenne Afrodite. Fu lei a trarlo dalle onde e portarlo in salvo a Capo Lilibeo, dove oggi c’è Marsala. Non fu proprio disinteressato il suo intervento giacchè s’era innamorata a prima vista di quell’eroe che sarà il suo amante, e secondo questa leggenda, dalla sua relazione nacque Erice; fu lui il fondatore della città, e volle un grandioso santuario in onore della madre. A Erice giunse Dedalo in fuga da Creta. E fu proprio Dedalo, il cui nome significa ingegnere, architetto, che ampliò l’area del tempio rendendolo ancora più grandioso, per meglio proteggerlo lo circondò di un muro e per la dea realizzò un’ariete d’oro somigliante in modo impressionante ad un vero ariete. Per secoli a quel santuario si recarono in pellegrinaggio i marinai di passaggio, tutti ben felici di poter sacrificare a quella dea dell’amore. Dea dispensatrice di voluttà grazie alle giovani sacerdotesse (jeròdule), bellissime prostitute a lei sacre. Per accedere al tempio bisognava lavarsi con l’acqua lustrale che toglieva la salsedine e l’odore di pesce e cambiarsi d’abito.
S’indossavano vesti pulite, vista la funzione alla quale si apprestavano; quel rituale è giunto fino a noi: l’aspersione con l’acqua benedetta ed il lavacro sono stati ripresi e mantenuti nella liturgia cristiana. La rocca, sulla quale nel medioevo venne edificato il Castrum Montis Sancti Juliani (oggi Castello di Venere), fu frequentata dalle popolazioni locali sin dalla preistoria, come attesta il ritrovamento di molti oggetti in pietra, ceramica e bronzo rinvenuti nell’area. A partire dall’Età Arcaica (VII-VI sec. a.C.), così com’è testimoniato dalle fonti storiche e soprattutto da alcune iscrizioni ritrovate ad Erice, il sito fu sede di un Santuario dedicato al culto di una importante divinità femminile della fecondità. La notorietà del santuario, nel quale si praticava la prostituzione sacra, così come in altri coevi santuari sparsi lungo le principali rotte marittime del Mediterraneo, si accrebbe dopo la conquista della Sicilia da parte dei Romani (III a.C) che identificarono la dea con Venere portando il suo culto anche a Roma dove furono dedicati due templi a Venere Ericina. I riti sacrificali, in onore della dea pagana, venivano celebrati e gestiti dalle sacerdotesse, dette jeròdule, nel Santuario del tempio, per propiziare i suoi favori in vista di guerre e per attingere fecondità, fertilità e successo. I pellegrini giungevano al Monte Erice in agosto e si univano alla dea tramite i riti sessuali con le sacerdotesse.
Sotto l’influenza dei Cartaginesi, nel V sec. a.C., contesa dai Greci, Erice fu talmente ricca che si narra, che nel 415 a.C., Segesta volle in prestito le sue coppe d’oro e d’argento per far colpo sugli inviati ateniesi ai quali chiedeva difesa contro Siracusa. La città dai Cartaginesi passò ai Romani con la battaglia delle Egadi del 10 Marzo 241 a.C. In epoca romana la città perde di importanza come fortezza ed è scarsamente abitata, mentre il santuario di Venere viene messo a capo di una confederazione religiosa di 17 città siciliane e difeso da un presidio romano. Ai tempi di Tiberio e poi di Claudio il tempio viene restaurato e l’immagine riprodotta su un bronzo di Claudio. Poi non si hanno più notizie del della città e del santuario, sebbene abitato e ricco di fattorie sembra essere il Monte sino in età bizantina

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da Diodoro Siculo

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