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Federico II e l'Islam

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estratto di una Conferenza: tenuta a Roma da Mario Bernabò Silorata nel giugno 2011 per conto dell'associazione LUF

Molto si è scritto su Federico li di Svevia e molto ancora si scriverà su questo imperatore che fu folgore e tuono del medioevo, ma c'è un particolare aspetto della personalità di Federico Il, che è ancora poco conosciuto e poco studiato; ossia il suo dialogo e la sua amicizia con il mondo musulmano, nonché la sua profonda tolleranza verso le altre religioni del grande Libro. Pochi si sono chiesti a cosa fosse dovuta la sua amicizia con le dottrine coraniche e con i musulmani. Sulla sua personalità molto influirono i suoi contatti con i maestri arabi dai quali apprese a prendere per guida la ragione in ogni cosa, il segreto dei numeri, l'alchimia, certe norme igieniche e salutari, e forse anche il mistero della pietra filosofale, come si può intuire dalla magica costruzione di Castel del Monte.  casteldelmonte pianta

Federico studiò dialettica con un musulmano di Sicilia, il quale lo seguì anche alla crociata e lo accompagnò sino a Gerusalemme come maestro di logica; nelle sue lettere al mondo arabo Federico iniziava sempre con la formula "Basmalah"ossia "In nome di Allah misericordioso e clemente";  alcuni dei suoi migliori amici, con i quali tenne una lunga corrispondenza, erano esponenti del mondo musulmano, come il grande saggio Ibn Sab'i'n di Murcia ( + 1270), vero campione della scolastica musulmana, la cui reputazione era così vasta e profonda che lo stesso pontefice dovette riconoscere che tra i musulmani nessuno conosceva Dio meglio di lui.

Nota è inoltre la sua lunga e fraterna amicizia con l'emiro Fakhr-ad-Din, che Federico nell'autunno del 1227 nominò cavaliere. consentendogli anche di fregiarsi dei simboli imperiali.

La sua sete di conoscere e il suo desiderio di vivere in pace e in armonia con il mondo arabo spinsero i suoi emissari fino all'Indostan, fu amico del sultano di Damasco e del sovrano del Marocco, aprì trattative e rapporti commerciali con i vari sultani d'Oriente. Nel 1231 firmò un trattato con Abou Zak, re di Tunisi, in cui, tra l'altro, veniva consentito ai musulmani di Pantelleria di essere governati da un loro anziano, nominato direttamente dall'Imperatore.

alkamil_federicoFederico II era molto stimato dai musulmani sia per la sua conoscenza della dialettica araba, sia per la sua rara eloquenza, sia per la sua immensa e stupefacente cultura, sia infine per le sue opinioni ben poco ortodosse sulla religione cattolica, come riporta l'antico storico egiziano al-Maqrizi: per non parlare poi del suo grande capolavoro che fu la crociata diplomatica in Terrasanta, senza spada, senza spargimento di sangue, definita dal Gregorovious un capolavoro d'arte Politica; il magnifico accordo con il sultano d'Egitto, Malek al-Kamil, uomo moderato e magnanimo e suo grande amico, che anni prima aveva conosciuto San Francesco d'Assisi.

Un accordo condotto con uno spirito di tolleranza del tutto ignoto a quei tempi. Un accordo inconcepibile alla civiltà cristiana del XIII secolo che si divertiva a mandare al rogo e nel vedere bruciare gli eretici . Un accordo grazie al quale cristiani e mussulmani potevano andare liberamente a pregare negli stessi luoghi. 

Quell'accordo purtroppo, sollevò un polverone di proteste e di accuse da parte guelfa e da parte della Chiesa naturalmente, fino al punto di dichiarare Federico miscredente e traditore della fede, accusandolo di essere "un discepolo di Maometto" e questo solo perché aveva riconosciuto parità di culto ai musulmani di Gerusalemme.

Anche da parte degli integralisti arabi non mancarono le critiche a quell'accordo, dagli stessi definito come: uno degli episodi più disastrosi nella storia dell'Islam.

Federico aveva capito che i luoghi sacri di Gerusalemme, tanto cari ai cristiani, erano altrettanto cari e sacri alla mente e al cuore dei musulmani. E quindi, con una mossa inaudita per quei tempi e per quelle mentalità, mutò  il fronte d'incontro tra Occidente e Islam; da un fronte di opposizione e di scontri armati come le crociate, in uno scambio di pensieri, di idee, di libri, il tutto improntato a un vero spirito di fratellanza; e così con un'abile manovra di pacificazione come imperatore dei cristiani, grande amico dei musulmani riportò la Terrasanta anche se solo per dieci anni e qualche mese, al mondo cristiano, senza dover ammazzare gli infedeli, ma trattandoli da amici: Pace e amicizia con l'Islam. Così pensava, così fece, quel grande spirito libero, il genio fra gli imperatori tedeschi, Federico II - come scrisse il filosofo Nietzsche che aveva capito la grandezza dello Stupor mundi.

E così Federico II scomunicato nel settembre 1227 da un papa ostile, perché indugiava a partire per la Terrasanta  fu poi dallo stesso Papa duramente attaccato perché era partito per la crociata da scomunicato!

In realtà  il Papa si rendeva conto che una crociata condotta e vinta da un imperatore avrebbe portato a una dominazione imperiale in tutto il Mediterraneo e temeva molto il dominio degli Svevi, specie il carisma di Federico II.

Federico grazie al suo dialogo con l'Islam e senza colpo ferire, quasi facendo suo il pensiero di Gioacchino da Fiore, secondo il quale il pericolo dell'Islam non doveva essere debellato con le armi in pugno, riuscì a risparmiare tanti morti e tanta vergogna al mondo cristiano delle crociate, ottenendo più vantaggi di quanto non poterono fare l'abilità di  un Filippo di Francia o l'ottuso eroismo di un Riccardo Cuor di Leone, che per vendetta fece decapitare tremila prigionieri davanti alle truppe del Saladino. Purtroppo, per la Chiesa del XII secolo, la vita dei non credenti (i musulmani in questo caso, come pure tutti coloro che erano considerati eretici) non aveva alcun valore "le glorie cristiane stavano alla morte dei pagani" diceva la Chiesa.

Federico non aveva pregiudizi razziali o religiosi, tutti erano suoi amati sudditi. Accolse persino gli ebrei nel regno ed a corte, anche se nei decreti del 1221 a Messina - tanto per ingraziarsi il Papa - aveva sancito  che gli ebrei dovevano portare un segno distintivo sulla veste e dovevano farsi crescere la barba per poter essere riconosciuti, ma non furono mai perseguitati. L'idea di portare quel segno sull'abito si deve inizialmente ai musulmani. Il famoso segno d'infamia (il cerchio giallo) nacque fra i musulmani orientali che nel secolo undicesimo lo imposero sia ai cristiani sia agli ebrei (si veda la Carta di Alais del 1200). Poi nel 1254 la Chiesa con il Concilio di Albi lo impose agli Ebrei come pure con il Concilio di Ravenna nel 1311. Nel XV secolo a Napoli fu imposto dalla Chiesa agli ebrei il segno del Tau (una lettera dell'alfabeto ebraico) ma già fin dal IV secolo la Chiesa con il Concilio di Elvira aveva proibito il matrimonio tra cristiani ed ebrei!

Federico aveva permesso agli ebrei di ricostruire le sinagoghe che erano andate in rovina, di costruire le proprie case su un terreno all'esterno dell'Alcazar di Palermo, e di poter vivere in qualsiasi zona volessero; non solo, ma li difese sempre dalla mentalità cristiana dell'epoca, proibendo qualsiasi coercizione o violenza nei loro confronti.

In compenso, gli ebrei di Gerba contribuirono allo sviluppo del Regno, introducendo in Sicilia la coltivazione del'anile (pianta del genere indigofera da cui si estrae l'indaco) e di altre piante esotiche allora sconosciute. Non solo ma con gli ebrei arrivarono anche i grandi traduttori, molto apprezzati a corte, tra cui Jacob Salomon che, con la loro opera di traduttori contribuirono in gran misura a far conoscere le opere di Avicenna, Averroè  e  Maimonide  dando un notevole impulso alla conoscenza.

Federico non era affatto un uomo semplice; in lui coabitavano felicemente il sentimento  cavalleresco germanico  e lo spirito arabo, un orgoglio sfrenato e un grande equilibrio umano.  Dal nonno Barbarossa aveva ereditato il fascino, l'esuberanza, la grandezza morale, dal padre Enrico VI, la fermezza, la determinazione, il senso della politica, dalla madre, la dolcezza orientaleggiante dei Normanni. Con una simile ascendenza si era realizzata in lui la sintesi ideale e stupenda di un mondo superiore, di una sfera intellettiva che andava ben oltre la mentalità del suo tempo. Questo suo carattere non poteva non inquietare  la Chiesa e apparire anche scandaloso. Come cristiano, infatti, tendeva allo scetticismo.

Il suo atteggiamento nei confronti di certe dottrine risente della filosofia araba e si conferma nell'antico detto dei Sufi, secondi i quali:

 la salvezza non si ottiene digiunando, ne indossando particolari vesti, né flagellazioni. Queste sono superstizioni e ipocrisie. Dio ha fatto tutto puro e santo, l'uomo non ha bisogno di consacrarlo 

(lo stesso concetto lo troviamo anche nell'apostolo Paolo, si veda l'Epistola ai Colossesi 2:16, 20:22).

Federico aveva il culto della giustizia, e sulla giustizia impiantò il vero concetto di libertà, uno spirito di giustizia che lo portava a odiare l'oppressione dei poveri a opera dei ricchi. Fu Federico;  che istituì la defensa. Trattasi di una norma sancita nella Costituzione di Melfi nel 1231, non molto conosciuta dagli storici e quasi sconosciuta ai giuristi. Consisteva nell'invocare il nome dell'Imperatore, e ogni tipo di sopraffazione, violenza o angheria  in atto doveva immediatamente cessare, altrimenti  l'aggressore sarebbe incorso in pene estremamente severe.

Come sovrano e imperatore Federico non ebbe una vita facile visse in una continua provocazione che si trasformò  in un titanico aspro duello contro quelle potenze così retrograde. Promosse leggi mirabili, creò il culto della giustizia, innalzò templi alle virtù e alla cultura, scavò fosse profonde nella mentalità ottusa di quell'epoca, cercò e realizzò  un avvicinamento pacifico con l'Islam proprio nel nome di quel Dio che è comune a tutti; come uomo, anche se visse come un sultano battezzato - come dicevano i cronisti del tempo - diede un impulso straordinario alla cultura formò una corte quasi rinascimentale, riuscì a valicare i limiti del suo tempo e ritrovare la chiave smarrita della conoscenza antica.

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