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Colonizzazione greca

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I cittadini liberi greci (il demos) reclamavano maggiore autonomia e, con l'arricchimento che portarono loro i commerci e gli altri beni mobili, decisero di avventurarsi a colonizzare nuove terre. Inoltre, la Grecia era un paese povero di risorse come fiumi, campi coltivabili, dato il territorio scosceso e tutto ciò contribuì alla scarsità di materie prime, che portò alle migrazioni.


Furono colonizzate l'Italia meridionale e insulare (importanti le colonie di Zancle, Trapani, Taranto, Catania, Agrigento, Neapolis, Paestum, Reghion, Locri, Metaponto e molte altre). Le nuove colonie greche si caratterizzavano per il forte legame con la madrepatria: erano a tutti gli effetti delle città greche, nei costumi, nell'organizzazione, nell'urbanistica e nella lingua. Ogni colonia greca conservava una notevole autonomia culturale e, quando possibile, la impone nei territori colonizzati. Anche quando le colonie greche sono assoggettate da civiltà superiori, tendono a mantenere una propria autonomia culturale e politica nei confronti dei dominatori.  La storia della Sicilia greca (in greco antico: Σικελία) si fa risalire convenzionalmente alla fondazione delle prime colonie, intorno alla metà dell'VIII secolo a.C.

sicilia colonie grechefonte:Moi934 - Wikipedia

Il tentativo di una Sicilia dominata interamente da stirpi greche tramonterà definitivamente intorno al 276 a.C., con la cacciata dall'isola di Pirro, re dell'Epiro, che era riuscito a conquistare tutta l'isola tranne la cartaginese Lilibeo. Di lì a poco l'isola cadrà in mano dei Romani. I Greci di Sicilia erano detti Sicelioti.Le prime colonie sorsero nella Sicilia orientale: nell'VIII secolo a.C. i greci calcidesi fondarono Zancle, Naxos, Leontinoi e Katane; nella parte sud-orientale i corinzi e i megaresi fondarono, rispettivamente, Syrakousai e Megara Hyblaea, mentre nella costa meridionale, nel 688 a.C., cretesi e rodii fondarono Ghelas, con cui si concluse la prima fase della colonizzazione greca in Sicilia. I rapporti con le popolazioni non greche, Sicani, Siculi ed Elimi e soprattutto con i Cartaginesi furono molto conflittuali ma a volte, soprattutto all'inizio, improntati a strategie mutevoli. Di regola solo il capo della spedizione recava con sé la propria donna; [senza fonte] tutti gli altri negoziavano con i locali o ricorrevano al rapimento delle donne necessarie. Questo determinava rapporti amichevoli o viceversa conflittuali. Dal punto di vista commerciale la strategia era in genere quella di inserire nelle città sicule un nucleo di greci che si occupava delle acquisizioni o delle transazioni di merci e prodotti. Ciò deve essere avvenuto in qualche modo anche con le città fenicie. Proprio la loro capitale, Mozia, risulta infatti indifesa per quasi due secoli: le sue mura infatti non sono state costruite che nel VI secolo a.C. e coprono in parte la necropoli arcaica nelle cui tombe si è rinvenuta della ceramica greca di VII secolo a.C.. Tutto ciò significa che i rapporti tra Fenici e Greci erano agli inizi pacifici, improntati soprattutto sul commercio. Sicuramente una comunità di Greci dovette vivere stabilmente nella stessa città, come ci viene attestato dagli storici antichi che, parlando della distruzione di Mozia da parte di Dionisio di Siracusa, ci dicono che il tiranno, prima di ritirarsi dall'isola devastata e saccheggiata, non mancò di giustiziare i cittadini Greci di Mozia che durante l'assedio, nell'ultima strenua difesa della città, si erano schierati invece dalla parte dei Fenici. La pressione delle nuove popolazioni greche determinò lo spostamento delle preesistenti popolazioni dei Siculi e dei Sicani, sempre più all'interno; costrette ad abbandonare la costa, divennero spesso un problema per le nuove colonie. Non di rado infatti avvennero scontri per la contesa dei territori e, in seguito, vere e proprie rivolte.

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