Lista degli articoli

Naxos e Callipolis - Fondazione e distruzione.

Rate this item
(0 votes)
Naxos e Callipolis - Fondazione e distruzione. By English School (imagecache5d.) [Public domain], via Wikimedia Commons

Il territorio.


Le montagne calcaree:

Baia di Taormina - Sicily

che come un cordone dal nord ovest e dal nord est, formano una barriera alle terre dell'Etna.

Le dividono dai monti Peloritani anticamente chiamati Nettuni e si elevano sul mare Ionio, quasi perpendicolarmente come per dominarlo.

Taormina è costruita sulla cima di questa estremità e si inoltra nel mare bagnata in basso dalle onde.

A sud a tre miglia di distanza esiste una lava che colando dall'alto dell'Etna e avanzandosi nel mare a guisa di lancia vi formò un capo chiamato dopo lungo tempo con voce Saracena ”Capo Schisò.”

La spiaggia che si trova in mezzo, è bassa, ed ha quasi la forma di un arco che per un miglio porta la sua parte convessa dentro terra dove è circondata da alture poco elevate. La lava che forma il capo è molto antica ed essa va a perdersi sotto le montagne argillose e di carbonato di calce che formano tra loro vari gruppi e sono sovrapposte a strati.

Un grosso fiume scendendo dai luoghi superiori dell'Etna, viene a colare nel mare a due miglia e mezzo al sud del capo Schisò . Questo è l'Onobola degli antichi greci e romani (oggi Alcantara), fiume di Caltabìano, nome che gli dà la città posta sopra una delle montagne vicine.

Molte acque, che nascono dal disfacimento delle nevi nelle parti alte della montagna, dopo aver percorso i canali sotterranei, che hanno fatto i corsi delle lave, escono fuori a un miglio prima della spiaggia, e formano una riviera, che a piene sponde va al mare a quattro miglia al sud del Capo Schisò.

E' questo il fiume, che gli antichi chiamarono Asines, o Tucidide Acesines; e si sono ingannati coloro, che lo hanno creduto il fiume Aci, che esiste in altro luogo. Si chiama Fiumefreddo dalla freddezza delle sue acque, che conservano per tutto il loro corso.
Dal mare sino a poche miglia al di dentro, il terreno è basso, e forma varie pianure; esse si vanno a poco a poco elevando, e si attaccano alle coste alte, che formano la parte più interessante della Contea di Mascali. Lave antichissime costituiscono il fondo di tutti questi luoghi; esse sono in parte distrutte, e in parte sepolte sotto il terreno vegetale, e sotto le ceneri, che il Vulcano ha eruttate. Copiose acque scendono dall'alto, e li irrigano; sono esposte al vivo raggio del sole, e l'aura del vicino mare le difende dai forti caldi; molte piccole popolazioni sono sparse in vari siti dell'estensione; ed attendono con premura alla coltivazione di una terra troppo docile agli avidi loro voti; la bellezza, e la profusione della vegetazione annunziano la dolcezza, e la fecondità del clima; quasi ogni genere vi si produce, e corona i pregi, che riuniscono quei luoghi la vista, che essi offrono, la quale è una delle più pittoresche della Sicilia.

Storia di Nasso dell'Abate Francesco Ferrara

La storia

sicilia grecaI corsari Etruschi, che infestavano il mar Tirreno; la fama della crudele ed inospitale natura dei popoli che abitavano la Sicilia, ne avevano tenuto lontani i più antichi Greci, che non vi si erano avvicinati neanche per commerciare. Un giorno una tempesta vi spinse l'Ateniese Teocle, ed egli restò sorpreso dalla bellezza, della fecondità dei lidi orientali e dai pochi abitanti, che vi trovò. Ritornato in patria volle persuadere gli Ateniesi a mandarvi delle colonie, senza nessun successo.

Forse perché parvero esagerate le descrizioni dell'avventuriero, o perché Atene non credeva che il tempo fosse opportuno a tale impresa.

Teocle non fu ascoltato. Ma essendo fermamente convinto dell'impressione che la Sicilia gli aveva fatto; egli passò nell'Eubea, dove raccolse molti adesioni dai Calcidesi, dagli Joni e dai Dori in grande parte Megaresi, ed invocato l'aiuto di Apolline, parti con essi per la Sicilia

L' anno secondo della quinta Olimpiade (758 a.C.) giunse al capo Schisò, e fu suo primo pensiero quello di elevare un altare, ed una statua ad Apolline Arcageta, a cui aveva affidato la protezione della sua spedizione. La bellezza del sito, la vista delle vicine campagne che come un anfiteatro vanno sino alla cima fumante dell' Etna che si erige orgogliosa fra le nuvole. Che domina da sopra, tutte le campagne all'intorno; l'abbondanza e la freschezza delle acque indusse i Greci a fabbricare una città quasi sopra quel capo, che chiamarono Nasso, e fuori della quale restava l'altare di Apolline.

Walls at Naxos (71735239)

Secondo le tracce delle rovine che rimangono, Nasso aveva un miglio di lunghezza e di larghezza: di conseguenza la forma era quadrata. Le costruzioni avevano per base il corpo solido della lava, che forma Capo Schisò; la città posava sopra un piano leggermente inclinato verso oriente.

All'est aveva il mare che nelle tempeste ne doveva bagnare le mura; al nord vi era il golfo, che col capo Schisò forma la montagna di Taormina e dalle altre parti era circondata dal fiume Onobala, che a poca distanza sfocia in mare.
La lava vicina, e quella del contorno offrirono il materiale per gli edifici; il cemento, che lega i pezzi, è formato da un terzo di calcina fatta da un duro e fino carbonato di calce, che il tempo ha reso assai bianco e due terzi di sabbia selciosa della vicina spiaggia. Non vi si trova mescolata né pozzolana, ne sabbia vulcanica, sostanze che sono disponibili localmente, e che danno tanta solidità alle costruzioni. Questo genere d'impasto non poteva dare agli edifici molta stabilità, come bene osservava Vitruvio.

I primi periodi della nuova città sono stati molto prosperi. Non essendo passati che, soli cinque anni, incoraggiati dai felici successi di Archia di Corinto, i Nasseni vollero tentare delle conquiste.
Archia era arrivato l'anno dopo dell'arrivo di Teocle, con una colonia greca ed aveva vinto i Siculi nel sito di Siracusa, impadronendosi del luogo.
Teocle si pose alla testa dei Nasseni, assalto i Siculi di Lentini e lì costrinse a ritirarsi nella parte interna dell'Isola.
Nello stesso tempo un'altra spedizione Nassese, conquisto il luogo dove sorge Catania. I Catanesi elessero Evarco a loro capo.

Νάξος-Σικελίας

Nello stesso periodo i Nassesi fondarono Callìpoli e sembra molto probabile l'opinione di coloro che l'hanno creduta nel sito occupato ora da Mascali, luogo vicino alla madre patria. Erodoto narra, che Ippocrate tiranno di Gela, fece molti combattimenti contro i Callipolitani, i Nassesi, i Zanclei, i Siracusani, i Leontinesì e contro molti dei Barbari. Erodoto segnalo le vittorie, dovute al celebre Gelone, che militando allora sotto quelle insegne, cominciava la carriera, che un giorno doveva renderlo immortale, diventando Re di Siracusa. Questi fatti seguirono poco dopo la V Olimpiade. Il racconto dello scrittore Greco fa credere che i Callipolitani, erano in un sito dei luoghi orientali della Sicilia, dove quelli altri popoli vinti esistevano e molte congetture confermano il pensiero, che Callipoli fosse stata, dove ora é Mascali, presso cui si trovavano resti di una distrutta città. Forse la distruzione della lava del 1928 avrà definitivamente cancellato le tracce.

Dopo Erodoto non si parla più di Callipoli; e si sarebbe tentato di credere che questa città greca sia stata abbattuta in quelle guerre dal tiranno di Gela. Essa ricompare in un verso del Poema di Silio (Romana petivit Fadera Calipolis ). Comunque è difficile credere che sia stata in piedi così lungo tempo, senza che gli scrittori Greci ne avessero fatta menzione alcuna. Non é nominata nelle famose guerre, che gli Ateniesi vennero a fare in Sicilia e nelle quali ebbero alleate le città Calcidesi; non se ne parla nel tempo dei Re di Siracusa che tanto s'impegnarono ad abbattere la potenza Calcidese, loro nemica. Dionisio che ne fu il più crudele flagello, distruggendo Catania, e Nasso, non avrebbe certo lasciato Callipoli a continuare ad esistere. Può essere dunque che essa distrutta in quei tempi remoti risorse poco prima della seconda guerra Punica, ma dovrebbe allora supporsi, che sia stata poco dopo abbattuta, poiché da dopo quel tempo non se ne parla più; ma può essere anche che essa distrutta la prima volta, non sia risorta mai più; e s'ignora come mai Silìo l'abbia nominata.   

«Eschilo presenta a Gerone le Etnee a Siracusa» Particolare 2

Quando i Greci furono ben stabiliti in Sicilia, si formarono due fazioni:

quello dei Calcidesi, che comprendeva Nasso, Catania, e Lentini;

e quello dei Corinzi, da cui traevano la loro origine i Siracusani .

Questo produsse una tale rivalità in Sicilia che i Re di Siracusa pensarono sempre di abbattere, o al meno di tenere soggette le città Calcidesi.

Gerone succeduto al fratello Gelone, mal soffrendo le libertà, la floridezza e la potenza di cui godevano le comunità Calcidesi, prese dopo lungo assedio Lentini, espugnò Catania e Nasso; obbligò i cittadini di queste due ultime città, a vivere insieme a Lentini; e le popolò di cinque mila emigranti che fece arrivare dal Peloponneso.

Gerone si definiva con orgoglio “fondatore di città”:

Il nome di Catania fu cambiato in quello di Etna ed egli stesso si fece chiamare cittadino Etneo.
Dopo la sua morte avvenuta l'anno primo della settima olimpiade, cambiò il destino dei Calcidesi, e di altri popoli della Sicilia per opera anche dei Siracusani; che dopo la disfatta di Trasibolo, vollero aiutare gli altri popoli.

A quel tempo stesso Ducezio, capo dei Siculi credette essere venuta, la circostanza di vendicare la sua nazione dai torti ricevuti dai Greci; egli vinse gli Etnei che  avevano in possesso le vicine campagne dei Siculi e li costrinse a lasciare Catania; essi andarono a stabilirsi ad Inessa che chiamarono Etna, per rendere ancora un omaggio, alla memoria di Gerone.

I Catanesi ritornarono cosi alla loro patria, ed il loro esempio animò gli altri a riprendere le possessioni che Gerone aveva loro tolte, aiutandosi vicendevolmente. Il famoso legislatore Caronda che era fuggito da Catania, sua patria, aveva trovato asilo nella Magna Grecia, fu richiamato a rifare il codice dei Calcidesi della Sicilia.
Ritornò per essi un periodo di pace e di prosperità.

sped_atenieseSul finire dell' anno quinto della guerra del Peloponneso; scoppio la guerra tra i Siracusani ed i Leontinesi. Persuasi dall'eloquenza del celebre leòntinese Gorgia, gli Ateniesi vennero in Sicilia in aiuto di Lentini, attirati più dall'idea di rendersi padroni dell'Isola. Le città Calcidési furono alleate degli Ateniesi. Dopo la felice battaglia navale seguita nello stretto di Messina, le truppe Siracusane e Messinesi vollero fare un tentativo di conquistare Nasso città vicina. L'assalto fu perpetrato per terra, per mare ed esso fu così improvviso che i Nassesi si rifugiarono dentro la loro città e i nemici bruciarono tutte le campagne all'intorno.

L'indomani però, mentre le navi condotte al fiume Acesine portavano delle prede e le truppe terrestri si avvicinavano alla città , i Siculi Montanari scesero contro i Messinesi. I Nassesi credettero essere dei loro alleati e fecero una sortita, la quale fu così forte che i nemici si rivolsero in fuga, dopo averne perduto più di mille. Pochi ne arrivarono a Messina, poiché la gran parte fu uccisa dai Montanari nella strada, mentre fuggiva. La guerra finì con una pace generale.

Nella memorabile guerra tra i Selinuntini e gli Egestani, nella quale gli Ateniesi ritornarono con più speranza in Sicilia, Nasso fu ancora loro alleata; a differenza di Siracusa che si oppose alle mire ambiziose degli Ateniesi.

Alcibiade fu subito accolto a Nasso e vi svernò parte della flotta.
Dopo che Siracusa ebbe riportata la più completa vittoria sopra gli Ateniesi, volle vendicarsi delle città Calcidesi, che erano state sue nemiche. Esse però ebbero la forza di difendersi; e quando rinacque la guerra tra i Selinuntini  e gli Egestani, questi chiamarono in aiuto i Cartaginesi.

Gli Africani erano il piu orrendo flagello dell'antica Sicilia, mettevano sempre a ferro e a fuoco dovunque passavano.

I Siracusani, secondo gli accordi dovevano soccorrere l'assediata Selinunte, fecero una tregua con i Calcidesi i quali ebbero così il tempo di rifarsi dei danni, e di coltivare le loro campagne.

Battaglia navale in Sicilia
Nasso fu distrutta dal primo Dionisio.

Dioniso avuto il dominio di Siracusa ai tempi della nona Olimpiade, fece diverse imprese.
Concluse una pace con i Cartaginesi e parve che volesse aspirare al possesso ​di tutta la Sicilia.

Cominciò ad assalire le città vicine; prese il castello di Etna; assediò Lentini; finse di dirigersi contro i Siculi, ma attacco Catania che cadde per il tradimento fatto dal prefetto della città Archelao.

Nasso aveva per Pretore Proculo; Dionisio lo indusse a tradire la città. Il tiranno si avvicino alle mura con 7000 uomini. I Nasseni scoperto il tradimento del Pretore salirono sopra le torri a difenderne le mura.

Dionisio faceva le più alte minaccie a coloro che difendevano le mura; ma esse sarebbero state inutili senza un singolare stratagemma .

Nella oscurità della sera una nave nemica entrò nel porto; essa era piena di suonatori di flauti e di comandanti di rematori; ciascuno di questi finse di chiamare ai comandi la propria nave;  ciò fu eseguito con tanta destrezza che i Nassesi, si arresero, credendo che nel porto ci fossero tante navi.

Proculo fu lasciato libero con i suoi; i Nassesi furono portati a Siracusa e venduti come schiavi al mercato.

Nasso fu interamente smantellata, ed il luogo e le campagne vicine, furono date ai vicini Siculi . 

Avvenne questo verso l' anno 404 A.C .

I Calcidesi della Sicilia furono in tal modo quasi interamente abbattuti:  i Lentinesi furono costretti ad andare a vivere a Siracusa; Catania fu data ai Campani, Nasso fu distrutta. I Nassesi ed i Catanesi venduti come schiavi. Nasso non risorse più.

 

liberamente tratto dal libro Nasso e Callipoli di Francesco Ferrara

Read 670 times
More in this category: « Micio Tempio ISOLA FERDINANDEA »

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

Gli articoli piu letti

facebook_page_plugin