Miti e leggende di Sicilia

siracusa fonte aretusa
By Andrea Taverna  [CC BY-SA 2.5], via Wikimedia Commons

Aretusa

il mito più famoso di Siracusa è quello della ninfa Aretusa. La ninfa al seguito di Artemide, correndo libera tra i boschi del Peloponneso, fu vista dal giovane Alfeo che si innamorò perdutamente di lei. Ma Aretusa non ricambiava il suo sentimento, anzi rifuggiva da lui, finché stanca delle sue insistenze chiese aiuto ad Artemide. La Dea la avvolse in una spessa nube sciogliendo la giovane in una fonte sul lido di Ortigia. Alfeo allora chiese aiuto agli Dei, che lo trasformarono in un fiume che nascendo dalla Grecia e percorrendo tutto il Mar Ionio si univa all'amata fonte. La Fonte Aretusa è ancor oggi una delle maggiori attrazioni turistiche dell'isola di Ortigia, a Siracusa. La leggenda di Alfeo trae origine dal fiume omonimo del Peloponneso, in Grecia, e da una fonte di acqua dolce (detta localmente Occhio della Zillica) che sgorga nel Porto Grande di Siracusa a poca distanza dalla Fonte Aretusa.

wikipedia

Ciane e Anapo

siracusa ciane e anapo
By Marchal dalla Germania [CC BY 2.0], via Wikimedia Commons

Persefone, figlia di Zeus e di Demetra, dea della vegetazione e dell'agricoltura, era intenta a cogliere fiori insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago Pergusa (vicino ad Enna). Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo sbucò fuori Ade, innamorato della fanciulla, che per non perdere tempo in corteggiamenti e soprattutto per evitare di chiedere la mano di Persefone al fratello Zeus, decise di rapirla. Fu la ninfa Ciane a reagire al rapimento aggrappandosi al cocchio di Ade nel tentativo disperato di trattenerlo. Il dio incollerito, la percosse col suo scettro trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino (cyanos in Greco vuol dire appunto turchino). Il giovane Anapo, innamorato della ninfa Ciane vistosi liquefare la fidanzata, si fece mutare anch'egli nel fiume che ancor oggi, al termine del suo percorso unisce le sue acque a quelle del fiume Ciane, prima di sfociare insieme nel Porto Grande di Siracusa. Una seconda versione del mito riporta che Cianippo aveva fatto dei sacrifici a tutti gli dei eccetto che a Bacco, e questo dio per punirlo lo fece ubriacare in maniera tale che violentò la figlia Ciane. Ma la figlia durante il rapporto riuscì a prendergli un anello e lo consegnò alla nutrice per fargli comprendere, il giorno dopo, su chi aveva abusato. Il destino volle che dopo poco scoppiò un'epidemia di peste e consultato l'oracolo questi affermò che l'unico modo per placarlo era il sacrificio dell'uomo più cattivo della città. Ciane quindi afferrò per i capelli il padre e lo uccise con un pugnale, per poi suicidarsi essa stessa. Questo sacrificio si compì nel luogo della fonte Ciane. Così Proserpina commossa raccolse le lacrime della giovane Ciane e creò la fonte.Secondo fonti antiche presso la fonte Ciane era in uso eseguire dei sacrifici umani..

wikipedia  

Castagno dei Cento Cavalli

Sant'alfio castagno dei cento cavalli
LuckyLisp Castagno dei Cento Cavalli e un castagno plurimillenario,
ubicato nel Parco dell'Etna in Territorio del Comune di Sant'Alfio (CT)

Si narra che una regina, con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale, durante una battuta di caccia, nelle vicinanze dell'albero e proprio sotto i rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito. Non si sa bene quale possa essere la regina, secondo alcuni si tratterebbe di Giovanna d'Aragona, secondo altri Giovanna I d'Angiò ed è così che la leggenda verrà collegata all'insurrezione del Vespro (XIV-XV secolo). Ma è tutto, molto probabilmente, frutto della semplice fantasia popolare. Ad esempio la regina Giovanna d'Angiò, pur essendo nota per una certa dissolutezza nelle relazioni amorose, è quasi certo che non fu mai in Sicilia.

 wikipedia

La leggenda della Sicilia

 

la leggenda del nome sicilia
Jacques-Louis David,via Wikimedia Commons

Narra una leggenda, che ad una bellissima principessa Libanese, il cui nome era appunto Sicilia; era stato predetto da un oracolo, che al compimento del suo quindicesimo anno di vita, avrebbe dovuto lasciare, da sola e in una barca, la sua terra natia, e che se non l’avesse fatto sarebbe finita nella fauci di “Greco-levante” - il termine mostro “Greco-levante” altro non è che l’impero bizantino, la cui dominazione lasciò dei cattivi ricordi in Sicilia - che le sarebbe apparso sotto le mostruose forme di un gatto mammone e l’avrebbe divorata. Per scongiurare alla bella principessa questo tremendo destino, al compimento del quindicesimo anno di età i suoi genitori, piangenti e disperati dal dolore, la misero in una barchetta e la affidarono alle onde. Passò tre mesi in balia delle onde e quando ormai la povera Sicilia credeva che il suo destino volgesse al termine, dal momento che non aveva più viveri e acqua, spinta da venti favorevoli approda in una spiaggia meravigliosa, piena di fiori e di frutti, ma completamente deserta e solitaria. La giovane principessa era disperata e pianse tanto fin quando non ebbe più una lacrima da versare, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un giovane bellissimo, che le diede conforto e amore. Il giovane ragazzo le spiego che gli abitanti dell’isola erano morti tutti di peste, e che il destino avesse scelto proprio loro per ripopolare questa terra con una razza più forte e gentile, per cui l’isola si sarebbe chiamata col nome Sicilia.  I riferimenti culturali della leggenda, secondo Salamone Marino e Giuseppe Pitrè, riflettono l’antica favola di Egesta che abbandonata dal padre Ippotòo su una barchetta fu affidata alle onde, perché non diventasse preda dell’orribile mostro marino inviato da Nettuno. Spinta da venti favorevoli, essa approda in Sicilia dove sposò il dio fluviale Crìniso, dal quale ebbe due figli l’eroe Alcésti e Eolo

file pdf www.fratelli-della-costa.it

  

Il ratto di Proserpina

il ratto di proserpina
Il ratto di Proserpina

Proserpina, figlia di Demetra, dea della vegetazione e dell'agricoltura, viene rapita da Ade, dio degli inferi, che si era invaghito di lei, il quale emerge dall'oltretomba da una grotta situata nel Lago di Pergusa nei pressi di Enna, dove secondo il mito Proserpina era intenta a cogliere fiori. Un giorno il dio ghermisce la fanciulla sul suo carro, mentre le fanciulle che la accompagnavano cercano disperatamente di trattenerla. Proserpina lotta, ma ormai i cavalli stanno già varcando le soglie del regno dei morti.[3] La madre Demetra, udito il grido della figlia, la cercò affannosamente per nove giorni e nove notti, facendosi luce con due pini accesi nel cratere dell'Etna. Infine, appreso da Elio (il sole) del rapimento, decise di non salire più in cielo finché non avesse riavuto la figlia. In assenza di Demetra dal suo ruolo, la terra cominciò ad essere sterile ed improduttiva. Allora Zeus, preoccupato, dopo aver tentato invano di convincere Ade a restituire Proserpina alla madre, attuò un compromesso: Proserpina sarebbe rimasta con la madre per otto mesi dell'anno (quelli in cui la terra fiorisce e dona agli uomini tutte le sue ricchezze) e con Ade per gli altri quattro mesi (quelli invernali, quando la dea Demetra è triste e la terra è spoglia ed improduttiva).

wikipedia

Cariddi

Scilla & Cariddi
Scilla & Cariddi

Cariddi nella mitologia greca era un mostro marino. In principio, Cariddi era una donna, figlia di Poseidone e Gea, dedita alle rapine e famosa per la sua voracità. Un giorno rubò ad Eracle i buoi di Gerione e ne mangiò alcuni. Allora Zeus la fulminò facendola cadere in mare, dove la mutò in un mostro che formava un vortice marino, capace di inghiottire le navi di passaggio. La leggenda la situa presso uno dei due lati dello stretto di Messina, di fronte all'antro del mostro Scilla. Le navi che imboccavano lo stretto erano costrette a passare vicino ad uno dei due mostri. In quel tratto di mare i vortici sono causati dall'incontro delle correnti marine, ma non sono di entità rilevanti. Secondo il mito, gli Argonauti riuscirono a scampare al pericolo, rappresentato dai due mostri, perché guidati da Teti madre di Achille, una delle Nereidi. 


 

La leggenda di Colapesceuomo pesce


Cola è di Messina ed è figlio di un pescatore di Punta Faro. Cola ha la grande passione per il mare. Amante anche dei pesci, ributta in mare tutti quelli che il padre pesca in modo da permettere loro di vivere. Maledetto dalla madre esasperata dal suo comportamento, Cola si trasforma in pesce. Il ragazzo, che cambia il suo nome in Colapesce, vive sempre di più in mare e le rare volte che ritorna in terra racconta le meraviglie che vede. Diventa un bravo informatore per i marinai che gli chiedono notizie per evitare le burrasche ed anche un buon corriere visto che riesce a nuotare molto bene. Fu nominato palombaro dal capitano di Messina. La sua fama aumenta di giorno in giorno ed anche il Re di Sicilia Federico II lo vuole conoscere e sperimentarne le capacità. Al loro incontro, il Re getta una coppa d’oro in mare e chiede al ragazzo di riportargliela. Al ritorno Colapesce gli racconta il paesaggio marino che ha visto ed il Re gli regala la coppa. Il Re decide di buttare in mare la sua corona ed il ragazzo impiega due giorni e due notti per trovarla. Al suo ritorno egli racconta al Re d’aver visto che la Sicilia poggia su tre colonne, una solidissima, la seconda danneggiata e la terza scricchiolante a causa di un fuoco magico che non si spegneva. La curiosità del Re aumenta ancora e decide di buttare in acqua un anello per poi chiedere al ragazzo di riportarglielo. Colapesce è titubante, ma decide ugualmente di buttarsi in acqua dicendo alle persone che se avessero visto risalire a galla delle lenticchie e l’anello, lui non sarebbe più risalito. Dopo diversi giorni le lenticchie e l’anello che bruciava risalirono a galla ma non il ragazzo, ed il Re capì che il fuoco magico esisteva davvero e che Colapesce era rimasto in fondo al mare per sostenere la colonna corrosa. 

www.fratelli-della-costa.it file pdf


Il viaggio di Ercole in Sicilia

Rate this item
(0 votes)
Ercole e l'Idra Ercole e l'Idra Antonio del Pollaiolo [Public domain], via Wikimedia Commons

Eracle, rocambolesco ed avventuroso personaggio mitologico, futuro Ercole dei romani, nasce dalla relazione adulterina tra Alcmena, moglie di Anfitrione, e Zeus.


La donna, in verità, non vuole tradire il marito. Si è abbandonata tra le sue braccia, ignorando che Zeus ne aveva assunto l’aspetto per poterla amare. Anfitrione, scoperta quella che per lui è una tresca adulterina, pensa di punire Alcmena nel modo più crudele: facendola bruciare viva. Zeus, impietosito, lascia cadere sulla terra una pioggia così fitta e violenta da riuscire a spegnere il fuoco. Così Eracle può nascere e vivere, anche se odiato da hera che vede in lui il frutto di uno dei tanti tradimenti del marito. Eracle giunge in Sicilia dopo aver percorso la costa tirrenica della Penisola Italica.ercole e caco Reduce dall'ultima delle sue mitiche fatiche, la conquista delle giovenche di Gerione, è approdato sulle rive del fiume Tevere. Nel luogo dove sarebbe arrivato Romolo per fondare Roma, regna Evandro, esule dell’Arcadia, uomo buono e saggio che qui si è insediato con la moglie Carmenta, donna con il dono della profezia. Il figlio di Zeus, tuttavia, ha la brutta sorpresa di essere stato derubato di alcune sacre giovenche che tanta fatica gli sono costate. Grazie al suo fiuto, riesce a scoprire il responsabile. Si tratta di un certo Caco, infernale gigante-ladrone, che semina ladrocinio e morte tra la gente. Lo uccide, meritandosi così la stima della popolazione che, dopo averlo ribattezzato con il nome Ercole, gli edifica un’ara nel punto più affollato dai mercanti, là dove sarebbero sorti prima il Foro Boario e poi la chiesa di Santa Maria in Cosmedin con la “Bocca della verità”, nella Roma dei secoli venturi. Il riferimento a Caco non è casuale. In quel tempo, infatti, il territorio, dove sarebbe sorta Roma, è popolato dai Siculi. Caco, nella trionfalistica mitologia romana, va interpretato come loro rappresentante. Eracle, invece, rappresenta l’elemento straniero, quello dei Pelagi venuti da Oriente, grazie al quale la civiltà potrà svilupparsi nella valle del Tevere. Eracle, dunque, simboleggia non solo la conquista del territorio prima continentale e poi insulare da parte di popolazioni orientali. Egli, infatti, scaccia dal Lazio Caco, vale a dire i Siculi, ma insegue questo popolo per la Penisola ed anche oltre, fino alla Sicilia. Quando, superato lo Stretto di Messina, mette piede sull’isola, secondo Diodoro Siculo, antico scrittore di Agira, Eracle è già famoso. Ha costruito, infatti, colossali opere sul lago d’Averno, in Campania, consacrato a Persefone, tappandone, con grandi quantità di terra, lo sbocco a mare. Non mancano gli aneddoti, anche questi ricordati dallo storico siciliano. Un cacciatore di Poseidonia, città campana, nota con il nome latino di Paestum, famoso per la sua abilità, suole dedicare ad Artemide, dea della caccia, le teste e le zampe degli animali catturati. Tutti lo hanno sempre elogiato, tanto da fargli montare la testa. Il giorno del passaggio di Eracle, gli capita di uccidere un cinghiale di grandi dimensioni. E gli sentono dire: «Questa volta lo dedico a me stesso e alla mia indiscussa bravura». Dopo avere appeso, come è solito fare per i trofei, la testa dell’animale su un alto albero, si addormenta sfiancato dal caldo. Il malo destino, o meglio la punizione divina per tanta superbia, lo attende al varco. Improvvisamente la fune si spezza e la testa, legata a questa, precipitando dall'albero lo colpisce uccidendolo. Hercules Farnese 3637104088 9c95d7fe3c bTra reggio e Locri, poi, Eracle compie un miracolo. Stanco, ha bisogno di riposo per ritemprarsi. Non riesce, tuttavia, a rilassarsi a causa delle numerose cicale che lo infastidiscono. Così invoca gli dèi, supplicandoli di far sparire gli insetti. Viene esaudito: nessuno sentirà mai più cicalecci in quel territorio. Lo Stretto di Messina non rappresenta alcun ostacolo per Eracle. Lui decide di attraversarlo nel punto in cui è largo tredici stadi, vale a dire circa due chilometri. Dopo avere spinto in acqua le vacche, confidando nella loro capacità di nuotare, si aggrappa al corno di un toro, lasciandosi trasportare sulla riva siciliana.
Giunge stanco per il lungo viaggio fin lì affrontato, ma non gli mancano le occasioni per rifocillarsi. Procedendo, infatti, lungo la costa, diretto al santuario di Afrodite, viene accolto dalle Ninfe che, in virtù della loro magia, fanno scaturire sorgenti di acqua calda. Egli così può ristorarsi nelle terme imeresi ed egestane. Questo gli consente di riprendere forza per raggiungere il santuario della dea Afrodite, costruito da Erice, nato dalla dea e da Bute, re del territorio. Tra le righe del racconto mitologico traspare la realtà di un culto, quello appunto di Afrodite, ribattezzata con il nome di venere Ericina dai romani, che esce dall'ambito privato per diventare religione pubblica. Il giovane Erice lo attende con intenzioni poco benevole. Trovandosi al suo cospetto, tralascia i convenevoli, anzi lo sfida alla lotta. Sa di avere a che fare con Eracle, ma confida nella protezione della madre. Eracle non si mostra preoccupato per le minacce. «vuoi batterti con me?», gli dice. «Sono pronto, ma tra persone leali è giusto accordarsi su una penalità da infliggere allo sconfitto». Cercano di trovare un accordo: Erice, in caso di perdita, darà la terra; se Eracle sarà soccombente, dovrà cedergli le pregiatissime vacche. Il patteggiamento, tuttavia, non soddisfa Erice, convinto che non ci sia un equo rapporto tra il valore della terra e quello delle vacche. «Perdendo queste vacche sarò privato dell’immortalità», Eracle replica, «tanto basta a spiegare perché questi animali hanno per me un grandissimo valore». ericeNon ha torto: il premio per le sue mitiche “fatiche” è l’immortalità. E lui non intende giocarsela con Erice, giovane arrogante. Quest’ultimo finisce per accettare la posta in gioco di Eracle. Il combattimento si conclude con la sconfitta di Erice. Il vincitore, secondo l’accordo, prende possesso del territorio. Potrebbe diventare re, succedendo a Erice, ma preferisce donare la terra al popolo. E questa è un’altra testimonianza, oltre quella della morte di Caco nel Lazio, che ammanta di misticismo il passaggio di Eracle in Italia. Per dovere di cronaca è giusto aggiungere che il mito del viaggio di Eracle in Sicilia, quasi da predicatore e benefattore, non finisce qui. Giunto, infatti, a Siracusa ed avendo appreso che, da quelle parti, è stata rapita Proserpina, celebra magnifici sacrifici non solo in onore della divina fanciulla ma anche di sua madre Cerere. Per insegnare, poi, agli uomini il senso della pietà e del rispetto nei confronti degli dèi, sacrifica un toro, annegandolo nelle acque della fonte Ciane, su cui si specchia il santuario di Zeus Olimpio. Quel sacrificio, tuttavia, non è tanto diretto a chi lo ha messo al mondo, quanto alla dolce Ninfa Ciane che, avendo invano tentato di fermare il carro di Ade, con a bordo Proserpina appena rapita, era stata colta da un pianto così dirotto da alimentare, secondo il racconto di Ovidio nelle Metamorfosi, una limpida fonte. Eracle, per l’occasione, decide di istituire nuove feste, chiamandole Coree, da Core, altro nome della figlia di Demetra. I Siracusani, facendo tesoro di quell’esempio, sacrificheranno ogni anno tori nella sacra fonte. Tutto questo è ben poca cosa rispetto a quel che farà al suo arrivo in Agira. Diodoro Siculo, nato proprio in questa cittadina, racconterà che, essendosi Eracle spinto nella zona interna dell’isola, viene costretto ad affrontare i Sicani, che gli si sono schierati contro. Dopo una dura battaglia, Eracle riesce ad avere la meglio. Quando il semidio greco giunge ad Agira, ha la sensazione di avere superato tutte le fatiche che gli sono state imposte e, dunque, di poter vantare il buon diritto di diventare immortale. Agira, dunque, rappresenta il luogo dove gli viene riconosciuta la natura divina. Messa da parte ogni titubanza nell'accettare sacrifici, riceve di buon grado quelli che, con grande solennità, i cittadini gli offrono.

Come segno di gratitudine, ma anche per dare prova di divina potenza, Eracle crea un lago con una circonferenza di quattro stadi, oltre settecento metri, esigendo che sia chiamato con il suo nome. Compie, poi, un miracolo: le vacche lasciano le orme su un sentiero di pietra. Vuole, infine, che sia edificato un tempio dedicato alla memoria di Gerione, dalla cui stalla, sull'isola di Erizea, forse la moderna Agadir, ha portato i pregiatissimi buoi per completare la dodicesima ed ultima fatica.
Alla gente di Agira, infine, suggerisce di onorare Iolao, suo nipote, figlio di Ificle, fratello gemello. Gli è in debito perché quel giovane lo ha aiutato a uccidere l’Idra di Lerna, ricordata da Esiodo nella Teogonia, dura a morire a causa delle sue nove teste che, sebbene recise, tornavano a spuntare. Iolao era riuscito a bruciarle, quando Eracle le troncava di netto, così da impedirne la rigenerazione

Fonte:Sicilia segreta e misteriosa di Spoto Salvatore

Read 664 times
More in this category: « Polifemo Il pozzo di Gammazita »

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Cookie policy per www.etnacountries.cloud

Uso dei cookie

 

Il "Sito" (etnacountries.cloud) utilizza i Cookie per rendere i propri servizi semplici e efficienti per l’utenza che visiona le pagine di etnacountries.cloud.

Gli utenti che visionano il Sito, vedranno inserite delle quantità minime di informazioni nei dispositivi in uso, che siano computer e periferiche mobili,
in piccoli file di testo denominati “cookie” salvati nelle directory utilizzate dal browser web dell’Utente. Vi sono vari tipi di cookie, alcuni per rendere più efficace l’uso del Sito,
altri per abilitare determinate funzionalità.

 

Analizzandoli in maniera particolareggiata i nostri cookie permettono di:

 

 

 

    • memorizzare le preferenze inserite;

 

 

    • evitare di reinserire le stesse informazioni più volte durante la visita quali ad esempio nome utente e password;

 

 

    • analizzare l’utilizzo dei servizi e dei contenuti forniti da etnacountries.cloud per ottimizzarne l’esperienza di navigazione e i servizi offerti.

 

 

 

 

Tipologie di Cookie

 

 

Cookie tecnici

 

Questa tipologia di cookie permette il corretto funzionamento di alcune sezioni del Sito. Sono di due categorie: persistenti e di sessione:

 

 

 

    • persistenti: una volta chiuso il browser non vengono distrutti ma rimangono fino ad una data di scadenza preimpostata

 

 

    • di sessione: vengono distrutti ogni volta che il browser viene chiuso

 

 

 

Questi cookie, inviati sempre dal nostro dominio, sono necessari a visualizzare correttamente il sito e in relazione ai servizi tecnici offerti, verranno quindi sempre utilizzati e inviati,
a meno che l’utenza non modifichi le impostazioni nel proprio browser (inficiando così la visualizzazione delle pagine del sito).

 

Cookie analitici

 

I cookie in questa categoria vengono utilizzati per collezionare informazioni sull’uso del sito.
Etnacountries.cloud userà queste informazioni in merito ad analisi statistiche anonime al fine di migliorare l’utilizzo del Sito e per rendere i contenuti più interessanti e attinenti ai desideri dell’utenza.
Questa tipologia di cookie raccoglie dati in forma anonima sull’attività dell’utenza e su come è arrivata sul Sito. I cookie analitici sono inviati dal Sito Stesso o da domini di terze parti.

 

Cookie di analisi di servizi di terze parti

 

Questi cookie sono utilizzati al fine di raccogliere informazioni sull’uso del Sito da parte degli utenti in forma anonima quali: pagine visitate, tempo di permanenza, origini del traffico di provenienza,
provenienza geografica, età, genere e interessi ai fini di campagne di marketing. Questi cookie sono inviati da domini di terze parti esterni al Sito.

 

Cookie per integrare prodotti e funzioni di software di terze parti

 

Questa tipologia di cookie integra funzionalità sviluppate da terzi all’interno delle pagine del Sito come le icone e le preferenze espresse nei social network
al fine di condivisione dei contenuti del sito o per l’uso di servizi software di terze parti (come i software per generare le mappe e ulteriori software che offrono servizi aggiuntivi).
Questi cookie sono inviati da domini di terze parti e da siti partner che offrono le loro funzionalità tra le pagine del Sito.

 

Cookie di profilazione

 

Sono quei cookie necessari a creare profili utenti al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente all’interno delle pagine del Sito.

 

Etnacountries.cloud, secondo la normativa vigente, non è tenuto a chiedere consenso per i cookie tecnici e di analytics, in quanto necessari a fornire i servizi richiesti.

 

Per tutte le altre tipologie di cookie il consenso può essere espresso dall’Utente con una o più di una delle seguenti modalità:

 

 

 

    • Mediante specifiche configurazioni del browser utilizzato o dei relativi programmi informatici utilizzati per navigare le pagine che compongono il Sito.

 

 

    • Mediante modifica delle impostazioni nell’uso dei servizi di terze parti

 

 

 

Entrambe queste soluzioni potrebbero impedire all’utente di utilizzare o visualizzare parti del Sito.

 

Siti Web e servizi di terze parti

 

Il Sito potrebbe contenere collegamenti ad altri siti Web che dispongono di una propria informativa sulla privacy
che può essere diverse da quella adottata da etnacountries.cloud e che che quindi non risponde di questi siti.

 

 

Elenco cookie

Cookie Dominio Scadenza Cookie terze parti Cookie permanente Cookie di sessione
d3b2063b0425cb456127bffc21caacc1 www.etnacountries.cloud         Cookie di sessione
b535b662aaf34c965b8b8dcc1f24882c
facebook_page_plugin