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Cibo da strada

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friggitoria friggitoria Fonte: Arca dei Suoni - CRICD Regione Siciliana url: http://www.arcadeisuoni.org/index.php

Lo Street Food siciliano

si riferisce al cosiddetto cibo da strada. Esso in Sicilia ha origini molto antiche; già ai tempi dei greci si usava mangiare del cibo fuori casa, per le vie della città. Il cibo da strada, secondo la definizione della FAO, è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici come bar, pasticcerie, panifici, tavole calde, rosticcerie, pizzerie ed anche in mercatini o fiere, anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti ambulanti. 


La tradizione è ricca di preparazioni veloci, e poco costose, in vendita in bancarelle o chioschi per strada.

pani ca meusa
CRICD Regione Siciliana url: http://www.arcadeisuoni.org/index.php

Ad esempio nel palermitano si usa mangiare fuori il pane e panelle e il pane con la milza, oggi affiancato dal fast food di più recente acquisizione (panini variamente imbottiti, hamburger, würstel, pizza ecc.). E' d'uso mangiare gli arancini, che in alcune aree della parte occidentale dell'isola sono chiamati italianizzati "arancine" e poi la pizza in tutte le sue varianti siciliane, generalmente mignon (piccoli pezzi) come calzoni; sfoglie, cornetti, raviole ecc anche in occasioni di piccole feste familiari. Inoltre durante le festività religiose le strade siciliane, soprattutto i paesi, si riempiono di fiere culinarie dove si trovano frittelle d'ogni tipo sia salate che dolci e tutto ciò che per le vie si può mangiare. Palermo è stata classificata la quinta città al mondo per il cibo da strada.

 

Di seguito un elenco dei cibi da strada caratteristici della Sicilia:

 

Arancini messinesi

    • Arancini di riso: Si tratta di una palla o di un cono di riso impanato e fritto, del diametro di 8–10 cm, farcito generalmente con ragù, piselli e caciocavallo, oppure dadini di prosciutto cotto e mozzarella. Il nome deriva dalla forma originale e dal colore dorato tipico, che ricordano un'arancia, ma va detto che nella Sicilia orientale gli arancini hanno più spesso una forma conica.
      Ricetta:
      Per la preparazione si fa cuocere al dente il riso originario in abbondante brodo fino a completo assorbimento. Si fa raffreddare su un piano di marmo. Formati dei dischi di questo impasto, si pone al centro di ciascuno una porzione di farcitura e si chiudono. Successivamente si passano in una pastella fluida di acqua e farina e si impanano nel pangrattato, pronti per essere fritti. A Palermo e Catania è molto diffuso l'uso dello zafferano per dare un colorito dorato al riso, molto compatto e nettamente separato dalla farcitura, contrariamente a quanto succede nella zona di Messina, dove si utilizza il sugo insieme allo zafferano. In ogni caso la ricetta originale degli arancini non prevede l'uso delle uova, né per il ripieno (l'originario infatti contiene molto amido e non necessita di uova per essere legato), né per la panatura.
    • Calia e simenza: è una preparazione tipica siciliana, composta da ceci e semi di zucca. Viene preparata e consumata, sia in estate che in inverno, in tutta la Sicilia in occasione delle feste patronali (come quella di Sant'Agata a Catania o di Santa Rosalia a Palermo) e altri eventi e celebrazioni di grande rilievo, come feste rionali o processioni religiose.La calia si prepara tostando (in siciliano caliannu) dei ceci e poi salandoli. La simenza, invece, si ricava dai semi di zucca secchi, che subiscono la stessa preparazione della calia. Di solito, la calia e la simenza sono vendute da commercianti ambulanti che le preparano sul posto, venendo consumate poi per strada, ancora tiepide e croccanti.
    • Calzone: è una specialità gastronomica nella quale una farcitura di vario genere viene racchiusa in un involucro di pasta lievitata, e successivamente cotta nel forno oppure fritta. Normalmente è al forno con ripieno di pomodoro, mozzarella e prosciutto
    • Cipollina: La cipollina è una delle specialità della cucina catanese. Si tratta di pasta sfoglia farcita con un composto di cipolla, salsa di pomodoro, mozzarella e prosciutto cotto.
      Ricetta:
      Tagliare a striscioline le cipolle e cuocerle in una padella con un po' d'olio. Fatte appassire a fuoco basso, aggiungere un pomodoro e uno spicchio d'aglio, qualche foglia di basilico e un cucchiaino di zucchero. Fare cuocere qualche minuto. Dopodiché prendere la pasta sfoglia e tagliarla in forma rettangolare, dopo aver inserito centralmente la salsa appena composta e un po' di mozzarella, richiudere la sfoglia congiungendo i vertici del rettangolo verso il centro. A questo punto basta infornare.
    • Frittelle nelle festività
    • Panelle di ceci: è una frittella di farina di ceci, tipico cibo da strada della cucina palermitana.Le panelle vengono servite soprattutto in mezzo alle Mafalde - forme di pane di circa 200 grammi con la crosta ricoperta di semi di sesamo (a Palermo detto "cimino, gigiolena o giuggiulena")
      Ricetta:
      Le panelle vengono preparate con farina di ceci, acqua e prezzemolo. La farina viene sciolta in acqua salata e viene girata con un mestolo fino a farla diventare una pasta cremosa, poi viene stesa su un piano, tagliata e poi fritta.
    • Panino con carne di cavallo: La carne cotta alla brace, la si può mangiare al tavolo o in piedi, nel panino, e nei posti più antichi direttamente nel tovagliolo di carta. In tutti i casi, che sia fettina o polpetta, fondamentale è il ‘salamarigghiu’, preparato con olio aceto e sale.

Pizzolo

  • Pizza siciliana: Le differenze nella preparazione della pizza in Sicilia sono legate alla cultura e alla tradizione locale che, in un'isola vasta come la Sicilia, hanno portato a ricette dalle caratteristiche a volte assai diverse tra loro. A Palermo è molto diffuso lo sfincione (in siciliano sfinciuni), una pizza al taglio venduta sia nelle rosticcerie che dagli ambulanti a base di pomodoro, cipolla, acciughe sotto sale, pangrattato e caciocavallo. Nella provincia di Catania, da una tradizione che risale alla fine del XVII secolo, deriva la scacciata, molto simile ad un calzone o ad una pizza a due strati, che prevedeva due differenti versioni originali: in città a base di caciocavallo e acciughe dissalate, nelle zone intorno a Catania con broccoli, cavolfiori, patate lesse e addirittura carne speziata (salsiccia o brasato). Nelle friggitorie di Catania, ma diffusi anche altrove, troviamo i crispeddi, una specie di frittella o panino farcito con acciughe dissalate e finocchietto che viene successivamente fritto. In provincia di Catania, a Zafferana Etnea e Viagrande, è diffusa la pizza siciliana, un calzone fritto con formaggio, acciughe salate e funghi.Nella provincia di Messina si cucina "u pituni missinisi",una variante di calzone ripieno d'indivia, caciocavallo, pomodoro e acciughe salate. Accanto ad esso si trova la focaccia alla messinese che, nella sua versione originale, prevede gli stessi ingredienti. Nella provincia di Siracusa, specialmente a Solarino e Sortino, si prepara il pizzolo (in siciliano pizzòlu), una pizza ripiena. Nella provincia di Ragusa, in particolare nella zona dei monti Iblei, si trova la scaccia, una versione di pizza ripiena molto simile alla scacciata catanese.
  • Stigghiole: È un piatto di cucina povera, che viene generalmente preparato e servito per strada dal cosiddetto stigghiularu. Consiste di budella di agnello (ma anche capretto o pollo), lavate in acqua e sale, condite con prezzemolo, con o senza cipolla, infilzate in uno spiedino, o arrotolate attorno a un porro, e cucinate direttamente sulla brace. Si mangiano calde, condite con sale e limone. Nella maggior parte dei casi si mangiano per strada in qualche bancarella.
  • Scacciata: è un prodotto da forno artigianale tipico siciliano, a base di pane, broccoli, cavolfiori e patate, formaggio tuma o caciocavallo e olive nere. Piatto unico, simile al calzone napoletano o pugliese molto conosciuto e apprezzato nelle regioni meridionali italiane, soprattutto per la sua fragranza e genuinità. Come prodotto da forno è notevolmente sviluppato in Sicilia dove rappresenta un'eccellenza. In alcune città è il simbolo di feste invernali ed anche di semplice armonia familiare. La maestria nella preparazione ne fa un capolavoro della cucina siciliana, molto imitato e commercializzato in molte varianti culinarie.
  • Vastedda: è una pagnotta tipica siciliana di grosse dimensioni, con un peso che va da 500 g a 1500 g, di forma rotonda e piena, diffusa sia a Palermo dove è usata per la preparazione del pani ca meusa, che nella Sicilia sud orientale (province di Catania e Provincia di Siracusa). In Sicilia diverse preparazioni assumo il nome di vastedda. Esiste anche una versione della vastedda prodotta a Ramacca in provincia di Catania a 40 km dal capoluogo di provincia. Prodotta con farine locali ha tipicamente forma rotonda ma esistono anche le forme a filone e a ciambella dette "cucciddatu". Viene impastata la farina con acqua a 35 °C e il crescente naturale viene rinnovato ogni 12 ore. Ormai è prodotta in una produzione prevalentemente familiare con forni a legna a fuoco diretto. A Gratteri, in provincia di Palermo, si produce la Vastedda fritta che è una frittella dolce o salata.
  • Sfingi: pastella di farina ripiena di ricotta o acciuga fritta in olio bollente (una volta si usava lo strutto)
    sfingi
    Sfingi
  • crocchè o crocchette di patate
  • rascature frittelle realizzate mischiando i residui degli impasti per la preparazione di panelle e crocchè
  • pani c'a meusa :Questa pietanza, tradizione esclusiva di Palermo, consiste in una pagnotta morbida (vastella), superiormente spolverata di sesamo, che viene imbottita da pezzetti di milza e polmone di vitello. La milza e il polmone vengono prima bolliti e poi, una volta tagliati a pezzetti, soffritti a lungo nella sugna. Il panino può essere integrato con caciocavallo grattugiato o ricotta (in questo caso il panino si dice maritatu, ossia sposato, cioè accompagnato da qualcos'altro), con limone o pepe oppure semplice (schettu, ossia celibe, cioè solo).Il meusaru si serve di un'attrezzatura tipica: una pentola inclinata, all'interno della quale frigge lo strutto mentre in alto attendono le fettine di milza e polmone che devono essere fritte solo al momento della vendita. Una forchetta con due denti serve per estrarre dall'olio le fettine fritte, che vanno scolate brevemente e inserite nella vastella, anch'essa calda, e per questo custodita sotto un telo. Il panino va servito caldo, in mano all'avventore, in carta da pane o carta assorbente.
  • il calzone siciliano ripieno di tuma e acciughe salate.
  • sfincione palermitano: focaccia spugnosa infornata, ricoperta di un condimento a base di salsa di pomodoro e mollica, talvolta arricchita di cipolle, acciughe o sarde salate e formaggio. 
  • babbaluci :lumachine cotte con olio e prezzemolo (cibo di strada tipico del festino di Santa Rosalia)
  • il melone : l'anguria ghiacciata
  • pollanche: pannocchie di granoturco lesse
  • caramelle candite 
  • cubbaita : una specie di torrone L’origine del termine Cubbaita deriva dall’arabo “quibbiat” che significa mandorlato, e viene utilizzato nella parte orientale della sicilia per indicare questa barretta di mandorle, miele e pistacchi.
  • giuggilena di mandorle, nocciole, arachidi, semi di sesamo il tutto tostato con zucchero colorato di diversi colori.
  • il cono gelato agli infiniti gusti
Non si può non elencare la frutta secca che è considerata come il cibo festaiolo per eccellenza, poiché essa viene venduta durante le varie festività da apposite bancarelle dove si trovano i frutti secchi sia dolci che salati

 

  • La Calia o Simenza sono semi di zucca e ceci abbrustoliti, si possono trovare sia d'estate che d'inverno miste con le arachidi tostate.
  • La calia (i ceci), se è ricoperta da zucchero colorato si chiama Calia Russa, perché il colore dello strato di zucchero è tradizionalmente rosso, anche se la calia può essere variopinta a seconda dei gusti.
    calia e semenza
    Wikimedia Commons
  • La Nucidda Americana (le arachidi) chiamata anche Nucidda Calacausi (che può essere salata o caramellata);
  • La Pastiglia (castagne essiccate); Le Mandorle caramellate (affini alla "calia" e alle arachidi caramellate);
  • Le Nuciddi ri Natali (le nocciole);
  • Le Nuci (le noci vere e proprie);
  • I Pistacchi;
  • I Luppini (i lupini) chiamati anche a luppina salati o non.
  • La Ficu Sicca (i fichi secchi);
  • Gli Addattuli (i datteri);
  • I Passuli (l'uva passa);
  • I Prugni sicchi (le prugne secche)
wikipedia
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