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Giarre (siciliano Giàrri), è una cittadina di circa 30.000 abitanti ed è situata in provincia di Catania, ad un passo dalle assolate spiagge del mar Ionio e dalle nevi dell'Etna. Il nome di Giarre è di origine commerciale, perché vi erano dei grandi magazzini, sulla via consolare, che in grandi giare (in siciliano, giarri) contenevano le derrate della Contea di Màscali 

  Duomo giarre-hdr copy

Giarre è un paese posto alle pendici dell'Etna, sul versante orientale. È situata a circa 80 m sul livello del mare e vanta una solida tradizione di agricoltura, artigianato e commercio. La città è uno dei migliori punti d'osservazione della caldera di collasso della Valle del Bove, nella quale si versano la maggior parte delle colate laviche del versante orientale del vulcano. Il territorio di Giarre è stato sempre risparmiato dalle colate in epoca storica e finora non è mai stato minacciato direttamente grazie anche alla sua relativa distanza dal vulcano. Tuttavia la colata del 1928 che investì la vicina Mascali giunse alle porte della frazione di Santa Maria la Strada.
Ci sono delle supposizioni che Giarre abbia  come progenitrice Callipolis, città greca fondata nel VII secolo a.C. e distrutta dall'esercito di Ippocrate da Gela nel V secolo a.C.. Non si hanno riferimenti certi, che sull'odierno territorio sorgesse la città di Callipolis, che da etimo greco vuol dire bella città. Fondata nel VII secolo a.C. dai Calcidesi di Nasso e distrutta dall'esercito di Ippocrate da Gela nel V secolo a.C.. L'antica città sarebbe stata vicina ad un corso d'acqua (lato sud del torrente Macchia), vicina al mare e nei pressi di un rigoglioso bosco che avrebbe fornito il legname per le imbarcazioni. Ad oggi, pur non esistendo alcuna fonte certa della corrispondenza tra Callipolis e la cittadina jonica, si segnala il rinvenimento di tracce di una fattoria romana e di manufatti fittili e monete di epoca greca e romana. La tradizione vuole che sorgessero sia un altro insediamento greco come Kalkis (insediamento greco posteriore a Callipolis e formati da alcuni ex abitanti scampati alla distruzione del V secolo a.C.) che un insediamento romano quale Bidium (da precisare che sulla ubicazione di tali insediamenti è tuttora aperta una disputa con il vicino comune di Mascali, che ne rivendica la presenza nell'antico centro di Mascali, distrutto da una colata lavica nel 1928). Rinvenimenti di materiali fittili e monete greche e romane sono stati segnalati nel tempo anche a Giarre centro.

Santa maria la strada

Nel 1081 passa per queste contrade il Gran Conte Ruggero il quale temendo un agguato da parte dei saraceni invocò l'aiuto della Madonna, facendo voto di erigere un Santuario in Suo onore se fosse sopravvissuto. Una leggenda ci racconta che nell'imminenza della battaglia si udì uno squillare di trombe e un folto gruppo di cavalieri, coperti da candidi mantelli, si diresse contro i mori, che intimoriti da tanta forza, si ritirarono senza combattere. Il Condottiero per ringraziamento fece costruire un Santuario dedicandolo alla Madonna della Strada, che tradizione o no, tuttora resta un luogo venerato. Accanto vi fece scavare un pozzo da sempre conosciuto come Pozzo di Ruggero.

Lo storico Santi Correnti da la seguente spiegazione sul pozzo e sul santuario:
Nella borgata di Santa Maria la Strada, lungo la Statale 114, c’è un antico pozzo quadrato, e circondato da catene. La tradizione dice che nel 1060 alle truppe del re normanno, tormentate dalla sete, apparve la Madonna che disse loro di scavare in quel punto, per potersi dissetare. I Normanni gridarono al miracolo, e di fronte al pozzo fu eretta una chiesa, che ancora esiste, per ricordare il prodigio

Le prime notizie storicamente valide sulla città risalgono al periodo aragonese quando Re Alfonso (1416 - 1458) pose un gravame sulla borgata, o meglio le poche case sparse, di cui fece dono a Giovanni Montecateno, conte di Adernò. Il gravame imposto fu il dazio della Quartucciata, ossia di la gabella di la caxa di lu vinu e la gabella usus vini che furono poi riscossi anche da Guglielmo Raimondo, figlio del primo concessionario, che a sua volta, nel 1490, ne fece dono al convento di San Francesco di Catania. Nel '500 il vescovo di Catania Monsignor Nicola Maria Caracciolo (1513-1569), nella sua qualità di conte di Mascali, di cui Giarre era quartiere, tra le altre cose lasciò in eredità il fondaco delle giarri. Sempre in questi anni si riscontra in questo territorio un notevole incremento demografico. Il merito va ascritto allo stesso vescovo conte Caracciolo per aver avuto l'intuizione di concedere in enfiteusi (Diritto reale di godimento su un fondo altrui. Con l'obbligo di migliorarlo e a pagare al proprietario un canone annuo in denaro o in prodotti naturali) il territorio della contea.
Un territorio ricchissimo di acque e vegetazione e che fino a quel momento non era mai stato utilizzato al meglio. Cosi a poco a poco il bosco di Mascali lasciò sempre più posto alla coltivazione della vite e di altri prodotti dell'agricoltura. Vi furono soprattutto degli investimenti economici di numerosi ricchi borghesi provenienti prevalentemente dalla vicina Acireale e da Messina. Gli abitanti di Giarre del '600, diventata ormai grossa borgata, avvertirono la necessità di avere una chiesa propria. La chiesetta di Sant'Agata e Sant'Isidoro fu ultimata nel 1680 e successivamente dichiarata sacramentale nel 1699.giarre dipinto tuccari Nei pressi della chiesa si trovavano i magazzini della Contea, con l'antica torre, dove erano riscossi i censi; la costruzione fu demolita nell' 800 per far posto alla Piazza Duomo. Unico ricordo dei magazzini della Reale Contea di Mascali è tramandato da un olio su tela del Tuccari del 1725.

Giarre nel '700 a poco a poco fu proiettata ad occupare un posto preminente in questo versante etneo grazie ad una serie di avvenimenti favorevoli:

lo spostamento della via consolare che venne ad attraversare il centro di Giarre, sostituendo il vecchio tracciato Trepunti-Macchia-Tagliaborsa-Mascali, (Mascali prima dell'eruzione dell'Etna del 1928, che la distrusse completamente in soli tre giorni, era arroccata più a monte, nei pressi di Nunziata, Sant'Antonino);
la realizzazione di una fitta rete viaria che permetteva di far arrivare agevolmente a Giarre, a dorso di muli o sui carramatti, i prodotti agricoli dalle borgate poste in collina. Le derrate in parte venivano imbarcate dalla spiaggia di Sant'Anna (l'antico Arzanà), passando attraverso l'antica via Cecchina;
la istituzione, nel 1761, di un Oratorio dei Padri di San Filippo Neri, che con la loro presenza hanno dato un notevole impulso alla crescita culturale dell'intero quartiere;
  • l'avvicendamento, dal 1765, con la Mater omnium quartierorum (Mascali), delle massime cariche cittadine per l'amministrazione ordinaria;
l'apertura, nel dicembre del 1784, dello Stradone per Riposto e per il mare (l'attuale Corso Italia) attraverso il quale l'olio ed il vino, che confluivano su Giarre, arrivavano molto più velocemente allo scaru di Riposto per il successivo imbarco con destinazione Malta, Napoli e altri porti del Mediterraneo.

Piazza Duomo, Giarre Il 15 Maggio 1815 finalmente, dopo anni di lotte e ripetute suppliche al Re, a Giarre fu concessa l'autonomia da Mascali. Nel territorio assegnato al nuovo comune erano comprese le borgate di Riposto con Torre, Sant'Alfio e Milo che, col tempo, videro riconosciuta anche loro l'autonomia:

- Riposto nel 1841, Sant'Alfio nel 1927 e Milo nel 1955.

- Giarre e Riposto si riunificarono in un unico comune denominato Giarre-Riposto il 9- I I -1939, poi a partire da 12-5-1942 assunse il nome di Ionia, per separarsi ancora in due comuni autonomi il 22-9-1945.

Man mano che la popolazione del centro abitato aumentava e le case si congiungevano l'una all'altra lungo le strade già tracciate, venivano denominati i vari rioni:

  • Test'a cursa (cima della corsa), nei pressi dell'attuale albergo Sicilia, che era il punto di arrivo di una corsa di cavalli che si svolgeva ogni anno e si snodava lungo la via Callipoli. La corsa partiva dal Funnucu baruni.
  • Funnucu baruni, rione posto all'uscita nord, cosi denominato in quanto un tempo era il fondaco del barone Musumeci.
  • Santu Sidurittu, il nome è dovuto alla presenza di un altarino con una statuetta di Sant' Isidoro all'incrocio tra le attuali via Tommaseo e via Trimarchi.
  • U Ponti, l'attuale Piazza Carmine, un tempo, nei piovosi giorni d'inverno, veniva collocato un ponte sulla strada per Riposto in modo da oltrepassare agevolmente il rio Canalai  (il rio Canalai, ora sovrastato da importanti arterie stradali, attraversa tutto il centro storico di Giarre; è stato tristemente "riscoperto" a seguito dell'alluvione del 13-3-95.
  • I Lochira (le casette), nei pressi dell'attuale via Torrisi, uno tra i primi insediamenti di Giarre, cosi come
  • 'U Cummentu, che si affaccia sull'attuale piazza Macherione dove sorgeva il convento degli Agostiniani Scalzi (oggi sede di uffici comunali)
  • 'u chianu a fera (piazza della fiera), l'attuale piazza Biagio Andò, un tempo denominata piazza Armieri. 
  • Campu Santu Vecchiu, sito adibito fino al '700, prima che fosse emanato l'editto napoleonico di Saint Cloud, a cimitero e poi centralissimo rione popolare.

Curiosità

dal libro "guida insolita ai misteri, alle leggende e curiosità della sicilia di Santi Correnti

Il campanilismo tra Giarre e Riposto scoppiò quando Giarre, nel 1815, ottenne l’autonomia comunale; ed ebbe carattere spiccatamente religioso. Poiché il santo patrono di Giarre è Sant’Isidoro agricola, che è sempre accompagnato da un bue nella iconografia religiosa, i ripostesi definirono cornuti i giarresi; i quali, per ricambiare la cortesia poiché Riposto, paese di mare, ha per patrono San Pietro pescatore, che è sempre raffigurato coi piedi a mollo lungo la spiaggia, gratificarono i ripostesi dell’epiteto di piedi salati, e di tignusi, perché san Pietro è raffigurato calvo.

 

Indovinello Modicano - Giarre forma, con Riposto, quello che in geografia si chiama “un centro doppio”, perché è unica la via principale, e tra i due abitati non c’è soluzione di continuità. Chi veniva per mare a Riposto, come i commercianti di Mòdica, non riuscendo a distinguere dove terminasse Riposto, e dove cominciasse Giarre, coniarono questo gustoso indovinello, che dice: Tiegnu li giarri miei ’nta lu ripuostu, e lu ripuostu miu dintra li giarri. Che le giare possano entrare in un ripostiglio, è perfettamente comprensibile, ma non si capisce come un ripostiglio possa entrare dentro le giare!

Da Visitare 

Palazzo Bonaventura (Giarre)
  • Chiesa Madre o di Sant'Isidoro agricola
  • Il palazzo Bonaventura sede del Comune
  • La Chiesa dei P.P. Filippini o dell'Oratorio
  • La Chiesa di Santa Maria La Strada
  • La Chiesa della Madonna del Carmine
  • Chiesa del Convento o delle anime purganti dei frati agostiniani scalzi di Valverde
  • La vecchia Chiesa del Calvario E la Parrocchia di Peri
  • Chiesa o Cappella della Madonna delle Grazie
  • Chiesa della Badia o di S. Antonio di Padova
  • La Chiesa di Altarello
  • Chiesa Arcipretale Maria SS. della Provvidenza in Macchia
  • Chiesa del Calvario in Macchia
  • Maria SS. Dell’Addolorata in Macchia
  • Chiesa di San Matteo A Trapunti
  • Chiesa parrocchiale Madonna del Carmelo Di Sciara
  • La Chiesa Arcipretale di San Giovanni Montebello
  • La Chiesa della Madonna della Libertà in San Leonardello
  • La Chiesa di Trepunti 

 

wikipedia; scautismo di giarre di Mario Cavallaro

Pubblicato in Paesi Etnei

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