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Acireale

In siciliano è semplicemente Jaci (dal greco Akùs, penetrante), riferito alle fredde acque del fiume Aci, poi coperto dalle lave dell’Etna. Gli abitanti Acesi; in siciliano, Jacitani.
stemma_acireale

Giosuè Carducci, parlando della Sicilia nelle sue Primavere Elleniche ha scritto: «Sai tu l’isola bella, a le cui rive
 manda Jonio i fragranti ultimi baci
nel cui sereno mar Galatea vive
e sui monti Aci?»;
e l’accademico di Francia Renato Bazin, avendola visitata nel 1891, nei suoi Bozzetti italiani ha definito Acireale «cittadina oltremodo affascinante, la più dolce che mi sia stato dato di incontrare in Sicilia».

Nel 1642 Filippo IV, re di Spagna, onorò Aci del titolo di “Fedelissima”, e la dichiarò «città a lui particolarmente cara». Da allora Aci si è chiamata “Acireale”; ma, quando il re ebbe bisogno di soldi, non esitò a venderla al migliore offerente, come accadde nel 1656.
Acireale, piazza del duomo Il primo fenomeno di capitalismo borghese nell’isola si è verificato ad Acireale; e che gli acesi siano stimati danarosi, è dimostrato dal detto popolare che suona:
E sordi, cci dumanni ’e Jacitani!
(«Se hai bisogno di soldi,
chiedili agli acesi!»).

LA LEGGENDA DI ACI E DI GALATEAacireale_aci&galatea

La bellissima ninfa Galatea e il pastorello Aci si amavano teneramente; ma il ciclope Polifemo, poiché Galatea aveva respinto le sue profferte amorose, schiacciò Aci con un enorme masso. In realtà, si tratta di un fatto vulcanico, con le lave dell’Etna che ricoprono un fiume; ma  la delicata leggenda ha ispirato un efficace gruppo marmoreo,opera dello scultore acese Rosario Anastasi (1806-76), che si ammira nel bel Giardino pubblico della città.

LE QUATTRO SULTANE DI ACI

Quattro ragazze del litorale acese, tra le molte rapite dai corsari turchi tra il XVI e il XVII secolo, ebbero straordinarie avventure. Di nome Stella, Venera, Rosalia e Rosa; di esse la prima, Stella, divenne addirittura la favorita del sultano Murad III, che regnò dal 1564 al 1595. 

IL FUCILE A DOPPIO USO

mostroLa leggenda attribuisce al barone Don Arcaloro Scammacca l’invenzione di uno speciale fucile, da cui partivano contemporaneamente due colpi: uno verso il bersaglio e l’altro verso colui che tirava il grilletto. Si dice che egli si sia servito di questo specialissimo fucile, per eliminare non soltanto i suoi avversari, ma anche i sicari, cui affidava le sue vendette. Ma bisogna riconoscere che anche i suoi scherani non dovessero brillare di eccessiva intelligenza, se adoperavano questo “fucile a doppio uso” senza prevederne gli effetti.

ACESI ILLUSTRI
  • il favolista Verendo Gangi (1748-1816), che meritò di essere chiamato il “La Fontaine della Sicilia”;
  • il filosofo Giovambattista Grassi Bertazzi (1867-1951), che insegnò all’Università di Catania, e fu sempre coerente antifascista;
  • il marionettista Emanuele Macrì (1906-74), la cui “Opera dei pupi” divenne un polo di attrazione per il turismo isolano;
  • il numismatico Agostino Pennisi, barone di Floristella (1890-1963), autore dell’opera Siciliae veteres nummi;
  • il giornalista Antonio Prestinenza (1894-1967), che per vent’anni diresse il quotidiano «La Sicilia» di Catania;
  • lo storico Vincenzo Raciti Romeo (1849-1937), puntuale illustratore delle vicende acesi;
  • il prelato Mariano Spada (1796-1872), che a Roma divenne Maestro dei Sacri Palazzi, e si batté vittoriosamente per l’istituzione della Diocesi di Acireale, ottenuta nel 1844 e funzionante dal 1872;
  • l’insigne pittore Pietro Paolo Vasta (1697-1760), autore degli splendidi affreschi della basilicata di San Sebastiano.
MODI DI DIRE

Sono quasi tutti influenzati dal campanilismo con Catania; per cui, se gli acesi dicono che i catanesi sono fàusi (falsari), i catanesi rispondono che gli acesi sono trunza (torsi di cavolo); e all’espressione catanese Fari ’na jacitanata (cioè, commettere una stupidaggine), corrisponde quella acese di Fari ’na catanisata, cioè una mascalzonata.  Un’espressione tipicamente acese è Irisinni ’e Valateddi, che significa “morire”, perché alle Balatelle si trova il cimitero di Acireale.

Santa Tecla BW 2012-10-05 08-06-21 LE BORGATE DI ACIREALE

Sono diciotto:

  1. Aci Platani (i cosiddetti Patané, che è anche un diffuso cognome);
  2. Balatelle;
  3. Capo Mulini;
  4. Gazzena;
  5. Guardia;
  6. Màngano;
  7. Pennisi;
  8. Piano Api;
  9. Pozzillo (nota fino a poco tempo fa  per le sue acque minerali: del resto, Acireale è una nota stazione termale, con le Terme di Santa Venera);
  10. San Cosmo;
  11. San Giovanni Bosco;
  12. Santa Tecla coast Santa Caterina (i cosiddetti “Cavallari”, per le guardie a cavallo che vi avevano sede, e che sono divenute anch’esse un diffuso cognome);
  13. Santa Maria Ammalati;
  14. Santa Maria la Scala, dove invano gli acesi speravano di costruire un porto per il loro commercio vinicolo;
  15. Santa Maria la Stella;
  16. Santa Tecla (che non è il nome di una santa, ma l’arabo Shant Dagla, che significa “luogo di approdo”)
  17. Scillichenti, detta così perché le cavalcature scivolavano facilmente sull’acciottolato lavico delle strade di campagna;
  18. Stazzo (dal latino statio, porticciolo).
Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Sicilia- Santi Correnti

Pubblicato in Paesi Etnei

A picco sul mare venne fondato dai Normanni un castello, attorno al quale si formò il borgo, concesso da Ruggero ai Vescovi di Catania. Nel 1169 un terremoto distrusse in parte il borgo, cosicché la maggior parte degli abitanti si trasferì nel territorio circostante; successivamente il paese fu ripopolato. Mentre il castello appartenne a Ruggero di Lauria, venendo espugnato nel 1297 da Federico II d'Aragona, il borgo rimase a lungo possesso dei Vescovi di Catania. Passato in seguito agli Aragona, Aci Castello fu acquistato nel 1760 da Giuseppe Emanuele Massa. Il castello, assai pittoresco per la sua posizione su una roccia vulcanica e per il colore scuro delle sue cortine, risale, come già detto al periodo normanno (XI secolo), ma si presenta soprattutto nei rifacimenti dei secoli XIII-XIV, con robuste torri merlate. Nel XIX secolo, nell'allora borgo marinaro di Aci Trezza, lo scrittore Giovanni Verga ambientò il romanzo I Malavoglia. 

Acicastello

Gli agrumeti interessano la maggior parte della superfice coltivata (circa 520 ha); tra le colture minori prevalgono l'olivo, la vite, il mandorlo e gli ortaggi. Aci Castello è inoltre una frequentata e attrezzata località turistica e balneare.

 

Da Visitare  

 

  • il Castello di Aci, su una rupe che si affaccia sul mare. La rupe è costituita da un imponente ammasso di grossi globi basaltici, ciascuno dei quali è coperto da una crosta vetrosa ed internamente diviso in prismi angolosi irraggianti dal centro verso la periferia. Piccole masse di tufo o argilla occupano gli interstizi fra i diversi globi. Questa struttura, di cui esistono pochi altri esemplari al mondo e non così belli, è attribuita a un’eruzione basaltica nel mare poco profondo, nel quale la massa liquida del magma vulcanico, lacerata dalle forze eruttive, si è sparsa come un cavolfiore. Le sue estremità hanno assunto la forma sferoidale, raffreddandosi improvvisamente nella massa esterna, come prova la crosta vetrosa. Una lava relativamente recente, che si ritiene quella 1169, investì la rupe di Aci, formando a nord di essa ampie caverne, in cui sono incrostazioni calcaree con perforazioni di litodomi fino a 6 m sull’attuale livello del mare, il che farebbe ascendere a 8 mm all’anno l’emersione bradisismica del luogo. Il Castello, di lava nera come la roccia su cui sorge, fu eretto nel 1076; appartenne a Ruggero di Lauria e fu espugnato nel 1297 da Federico II d’Aragona.
  • Festa Patronale di San Mauro il 15 gennaio
  • La riserva naturale integrale Isola di Lachea e Faraglioni dei Ciclopi e la riserva naturale marina Isole Ciclopi tutela le aree terrestri e marine in corrispondenza dell'arcipelago dei Ciclopi con l'isola Lachea.

Curiosità 

 Questi luoghi sono così suggestivi e seducenti, che una celebre attrice piemontese, Giacinta Pezzana (1841-91), dopo avere girato il mondo, nel 1886 decise di stabilirsi ad Aci Castello, e vi morì cinque anni dopo. Nella piazza antistante il castello c’è un suo busto; e la sua tomba, in pietra lavica, è stata eretta, a spese del Comune, nel cimitero del paese che ella amò sopra ogni altro.

Santi Correnti- Sicilia insolita

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La timpa di Acireale è stata dichiarata Riserva nel 1999 ed affidata all'Azienda Regionale Foreste Demaniali, La Timpa è un promontorio di circa 80 m di altezza a ridosso della costa di Acireale.


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Nella sontuosa tradizione gelatiera siciliana hanno un posto a parte le granite, succhi gelati di frutta e zucchero simili ai sorbetti, ma di consistenza più morbida.


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Il carnevale di Acireale,

considerato "il più bello di Sicilia", è una delle manifestazioni più autentiche e coinvolgenti del folklore isolano. Per tutto il periodo dei festeggiamenti carri allegorici, gruppi in maschera, bande e carri infiorati sfilano lungo un percorso articolato per le vie del centro. 
Una componente di spicco del Carnevale è la partecipazione attiva della folla che lo anima; non a caso, le prime documentazioni risalenti al 1500 lo descrivono come una festa nata dalla libera manifestazione popolare.


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