Storia dell'Etna

 

L’attività vulcanica nell’area etnea è iniziata in epoche geologiche relativamente recenti, tra 700.000 e 500.000 anni or sono, e si è sviluppata attraverso varie fasi, schematicamente così riassumibili:

Attività Pre-etnea

faraglioni acitrezza
Faraglioni Acitrezza

L’attività vulcanica, il cui inizio è datato intorno a 700.000 anni fa, avvenne all’interno del cosiddetto golfo Pre-etneo che si estendeva dai Monti Peloritani ai Monti Iblei, e le prime eruzioni furono, essenzialmente, sottomarine. I prodotti di tali eruzioni, consistenti prevalentemente in accumuli di blocchi di lava rotondeggianti e fratturati, caratterizzati da una sorta di crosticina vetrosa (lave a cuscino o pillow), sono attualmente visibili in superficie nella zona tra Aci Trezza e Aci Castello. Le eruzioni dette Pre-etnee sono quelle avvenute prima della costruzione dell’edificio dell’Etna vero e proprio, in un arco di tempo compreso tra 700.000 e 200.000 anni fa. Si tratta di eruzioni basaltiche, i cui prodotti sono ancora visibili, in parte, lungo i bordi dell’attuale edificio, a Sud-Est e a Sud-Ovest. Queste eruzioni, sporadiche e intervallate da fasi di stasi, hanno formato piccoli edifici vulcanici e hanno dato luogo a colate di lave molto fluide. Le prime eruzioni Pre-etnee su terraferma sono testimoniate, nella zona di Aci Castello, da strati di cenere inter- stratificati alle argille del fondo marino. Le eruzioni che si sono in seguito verificate hanno emesso colate di lava visibili per oltre 15 km a Sud-Ovest del vulcano, ove sono state tagliate ed erose dal fiume Simeto. Alcune eruzioni Pre-etnee sono avvenute da vulcani isolati, di cui due sono ancora visibili a Motta S. Anastasia e a Paternò. I loro resti, messi in evidenza dall’erosione, formano piccoli rilievi.

 

Etna Primordiale o Anticoi faraglioni

L’ossatura dell’Etna si è formata in un periodo compreso tra circa 150.000 e 80.000 anni fa. Questo primo apparato, denominato Etna Antico o Primordiale, è formato da colate di lava, da prodotti di eruzioni esplosive e da depositi rimaneggiati che confermano il verificarsi di periodi di riposo tra una fase eruttiva e l’altra. E’ una fase poco conosciuta della vita dell’Etna, in quanto i prodotti emessi sono in gran parte ricoperti da quelli delle attività successive. Le colate laviche dell’Etna Antico sono visibili alla base della Timpa di Acireale e sopra le lave Pre-etnee nella zona di Adrano-S. Maria di Licodia. Dopo la fase effusiva si susseguirono numerose eruzioni di tipo esplosivo, i cui prodotti piroclastici coprono le colate di lava e sono attualmente visibili nella zona di Aci Castello-Acireale. Gli studi di rilevamento geo-vulcanologico sul terreno e le analisi dei prodotti vulcanici che formano l’Etna Primordiale hanno evidenziato che le prime eruzioni furono di tipo effusivo, mentre quelle successive di tipo esplosivo. La ricostruzione del vulcano può essere immaginata, dunque, con la sovra-impostazione di due apparati, uno formato dalle colate di lava, ampio e con fianchi poco ripidi, e uno successivo di forma conica, con fianchi caratterizzati da elevata pendenza e soggetti a franamenti.

Dopo le eruzioni dell’Etna Primordiale e fino a circa 25.000 anni fa, numerosi centri eruttivi si formarono uno sopra l’altro determinando l’innalzamento e l’allargamento della sempre più complessa struttura del vulcano. I centri eruttivi di questa lunga fase, la cui ricostruzione è possibile grazie alla scarpata della Valle del Bove che ha sezionato un fianco dell’Etna, vengono suddivisi in Antichi, Intermedi e del Mongibello. I Centri Antichi comprendono Calanna, Trifoglietto I e parte del Trifoglietto II.valle del bove I resti di questi apparati si trovano nella parte inferiore della Valle del Bove, ma non è possibile conoscere le loro dimensioni originarie e stabilirne con certezza la successione cronologica. I prodotti del Calanna formano l’omonimo monte, alto 1.325 m. I depositi piroclastici di questo apparato risultano attualmente molto alterati ed attraversati da intrusioni. I prodotti del Trifoglietto I affiorano sulla parete settentrionale della Valle del Bove e consistono in circa 200 m di scorie, agglomerati e sottili colate laviche verso l’alto. I prodotti del Trifoglietto II, forse il vulcano più importante formatosi nell’area dell’attuale Valle del Bove, comprendono colate laviche alla base e prodotti piroclastici nella parte superiore. I Centri Intermedi comprendono i prodotti effusivi del Trifoglietto II, Vavalaci e Cuvigghiuni. Anche per questi vulcani non è possibile ricostruire la successione cronologica e neanche l’aspetto che potevano avere durante la loro attività. I prodotti effusivi del Trifoglietto II si trovano sulla parete meridionale della Valle del Bove (dove per un breve tratto si sovrappongono alla serie piroclastica del Trifoglietto II) e a Est del Monte Zoccolaro, ove presentano uno spessore superiore ai 300 m. Si possono distinguere due tipi di colate laviche: le prime sono di colore chiaro e sono distribuite nella zona orientale (Timpa di Macchia) e meridionale (Monte Po) della Valle del Bove; quelle soprastanti sono più sottili e più scure, con uno spessore che aumenta progressivamente andando verso Est, da 50 a oltre 100 m. I prodotti emessi dal centro eruttivo Vavalaci consistono in sottili colate di lava, separate da strati di scorie, con spessore totale di 250 m a Sud-Ovest della Valle del Bove. A Nord ricoprono la serie piroclastica del Trifoglietto II e a Est quella effusiva. Il centro eruttivo di Cuvigghiuni deve essersi formato in seguito a fasi prevalentemente esplosive dalla stessa bocca di alimentazione del Vavalaci. I prodotti piroclastici attribuiti a questo vulcano consistono, infatti, in un deposito di circa 200 m di spessore che riempie la depressione sommitale del Vavalaci. All’esterno della depressione, in particolare verso Nord, si trovano solo alcuni depositi di tufo riferibili a questo vulcano. Il Mongibello è un grosso cono che copre la zona centrale dell’attuale massiccio dell’Etna e ne comprende più di un terzo del volume. Si tratta del centro eruttivo più recente ed è sede delle bocche sommitali attuali. La vita di questo apparato può essere suddivisa in più fasi:

  • Mongibello Antico,

  • Mongibello Recente

  • Mongibello Moderno

schema evoluzione del mongibelloI prodotti del Mongibello Antico costituiscono quasi il 90% del volume del cono e possono essere osservati con spessori di 100-200 m sulla parete Nord della Valle del Bove, con spessori di qualche decina di m in cima alla parete meridionale e con 400 m di spessore sulla parete occidentale, nel punto chiamato Belvedere. L’attività del Mongibello Antico è iniziata, probabilmente, dal centro eruttivo chiamato Ellittico e i prodotti consistono, prevalentemente, in colate di lava intercalate a qualche strato di prodotti piroclastici. Alla fase esplosiva più intensa si attribuisce il flusso piroclastico sceso fino a Biancavilla. L’attività di questo centro si è conclusa circa 14.000 anni fa con lo sprofondamento della parte superiore del vulcano e con la formazione della Caldera dell’Ellittico, una struttura con 4 km di diametro, interamente riempita dai prodotti del Mongibello Recente. Un altro centro eruttivo, detto del Leone, si sarebbe formato all’interno della caldera dell’Ellittico, vicino al bordo Nordoccidentale. L’attuale depressione della Valle del Leone è interpretata, da alcuni autori, come l’evidenza del collasso della parte sommitale di questo vulcano, che avrebbe segnato la fine della sua attività; altri la considerano solo una piccola depressione valliva priva di indizi di attività locale. L’attività del Mongibello Recente ha seguito la formazione della Caldera dell’Ellittico ed è stata caratterizzata da fasi effusive alternate ad altre a carattere esplosivo. Le colate di lava delle fasi effusive hanno riempito la depressione sommitale fino al livello del Piano delle Concazze (2.790 m) e si sono poi riversate all’esterno. I prodotti delle fasi esplosive consistono, invece, in strati di ceneri, spessi anche decine di m, in parte ricollegabili alle attività del Mongibello Antico (datate intorno a 26.000 anni) e in parte a quelle del Mongibello Recente (datate tra 9.000 e 2.000 anni fa).
Alcuni prodotti piroclastici testimoniano eventi altamente esplosivi di tipi freato-magmatico. Il Mongibello Moderno è stato caratterizzato da un’attività persistente al Cono Sommitale, con emissione di colate di lava basaltica ed episodi debolmente esplosivi. Le più importanti eruzioni dell’Etna avvenute negli ultimi 2.500 anni sono ben documentate, mentre la registrazione è pressoché completa per le eruzioni succedutesi negli ultimi 500 anni. In questo periodo l’attività dell’Etna è stata contrassegnata da:

• Attività persistente: continuo degassamento dai crateri sommitali con episodi di attività stromboliana e sporadiche fontane di lava;
• Eruzioni terminali: caratterizzate da flussi di lava e basso tasso di emissione ai crateri sommitali;
• Eruzioni laterali: verificatesi lungo i fianchi del vulcano. 

   http://vulcan.fis.uniroma3.it

 

 

Come si è formato l'Etna

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