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La storia di Riposto
ha avuto nel suo rapporto con il mare il principale fattore di sviluppo, anche se, dal punto di vista demografico, le sue fortune furono legate alla nascita e allo sviluppo della Contea di Mascali. Sin da Stemma della Contea di Mascalitempi antichi, Mascali e le sue grandi estensioni terriere appartenevano alla Mensa episcopale di Catania che li concedeva in gabella. Nel secolo XVI, queste terre furono costituite in Contea ed il vescovo di Catania divenne così Conte di Mascali. In quel periodo, Catania era sovrappopolata e pressava demograficamente il territorio di Acireale. Gli Acesi, nella necessità di spingersi a nord, verso la ricca pianura mascalese, cominciarono a richiedere al Conte quelle terre e per poi poterle subaffittare con canone raddoppiato. Altre comunità si unirono ai coloni in quest'insediamento che in parte si stabilì nella fascia costiera ripostese ove sorgevano già le "capanne-pagliai" dei pescatori e delle loro povere famiglie; capanne sparse inizialmente attorno all'antichissimo tempio, forse di origine proto-cristiana chiamato "l'Anticaglia di S. Giovanni" (attuale chiesa Madonna della Lettera).
Così alla fine del secolo XVI, i tre gruppi (coloni, pescatori e barcaioli-costruttori) si fusero creando il primo nucleo di una nuova comunità che prese il nome di Riposto da "Res Ponere" e si stabilì definitivamente tra il torrente Macchia, il limite sud della palude dell'Auzzanetto e il torrente Jungo, e il limite nord di grandi distese di boschi e vigne. La nuova comunità incominciò faticosamente a dissodare il terreno, a tagliare i boschi in cerca di buona terra da coltivare, a costruire case, a fabbricare magazzini, dove venivano "riposte" le decime della produzione, che si doveva al Conte di Mascali; essa divenne così presto, un punto d'incontro ricco e fiorente di mercanti, pescatori, armatori, costruttori, "sensali", "bordonari" e marinai. Nella seconda metà del XVII secolo avvenne la trasformazione agraria della Contea da terreno boschivo in vigneto; detta trasformazione fu diretta ed organizzata dai proprietari di terre acesi, e portò alla completa distruzione del bosco d'Aci che da Stazzo e Pozzillo si estendeva nell'entroterra; da ciò scaturì uno squilibrio del sistema ecologico tanto che il regime idrico fu modificato e le paludi dell'Auzzanetto s'ingrandirono divenendo portatrici di malaria, mentre sparì il laghetto della "Gurna". Intanto, le tristi vicende di Messina, turbata negli anni da ribellioni, peste, terremoti, inondazioni, alimentarono una continua emigrazione dei Messinesi nella Contea.

riposto chiesa letteraSui ruderi della "Anticaglia di San Giovanni", i Messinesi costruirono la chiesetta della "Madonna della Lettera" e fecero di tutto per far nascere, accanto alle umili capanne di graticci di canne, un paese lineare e parallelo al mare. Nel secolo XVIII una potente famiglia veneziana, i Pasini, s'era stabilita ad Acireale ed in poco tempo aveva accumulato un'immensa distesa terriera a sud-ovest del "torrente Jungo". I Pasini, illuminati amministratori, operarono nella zona una politica di popolamento e svilupparono l'insediamento sparso, attirando manodopera e favorendo la formazione di piccole fattorie. Costruirono nel 1725, a sud dello "Jungo" una loro casa di campagna a cui doveva far capo il secondo nucleo dell'antica Riposto, che prese nome "Scariceddu" (piccolo scalo) per distinguerlo da quello già esistente. Al limite nord delle terre del "Bosco d'Aci" v'era una macchia di vegetazione di carrubi ed attorno ad essi, ben presto, sorsero alcune case sparse di contadini: il sito prese nome di Carruba. Il nucleo s'ingrandì allorquando nelle contrade vicine sorsero piccole industrie per la lavorazione del gesso, della calce, dei mattoni e quindi viottoli che portavano alla marina di S. Tecla, Pozzillo, Torre Archirafi. Bisognerà aspettare il 1855 per vedere questo nucleo divenire borgata, allorquando la società Florio realizzerà a Catania un impianto per l'estrazione dell'alcool dalla polpa del carrubo, e il nobile acese Martino Fiorini donerà il terreno dove sorgerà, nel 1892, l'attuale chiesa intitolata a San Martino. L'inizio del XIX secolo fece registrare un periodo di grande tensione : gli abitanti di Giarre, appoggiandosi anche alle aspirazioni espresse da Riposto, chiesero di potersi staccare da Mascali. I Ripostesi furono prima a fianco e poi uniti a Giarre. Fu dopo il 1815 che l'abile "politica d'attesa" dei Ripostesi diventò autonomia: infatti l'8 ottobre 1815 Riposto chiese al Re, l'autonomia da Giarre.

immagine istituto nautico riposto

Intanto, con sovrano Rescritto del 12 febbraio 1820, era nata la Scuola Nautica dove si formavano gli Ufficiali della fiorente marina velica prima e a vapore dopo. L'esistenza di questa scuola e dei molti cantieri navali, l'intenso commercio, indussero, nel 1836, a richiedere allo Stato la costruzione di un porto. Il 17 aprile 1841 il re concesse l'autonomia di Riposto. Il 1 gennaio 1842 venne eletto primo Sindaco di Riposto, Don Rosario Grassi Bonanno che verrà confermato nell'alta carica anche nel triennio 1 gennaio 1846 - dicembre 1848. Dopo l'esito sfortunato della battaglia di Custoza, il 25 luglio 1848, che costrinse l'esercito piemontese alla ritirata, Ferdinando II decise di agire con forza per la riconquista della Sicilia insorta. La zona costiera ripostese non fu teatro di operazioni militari perché la popolazione, grata a Ferdinando II per averle dato l'indipendenza amministrativa, non si schierò con gli insorti.
Quando il 14 maggio 1849 il generale Filangieri e le sue truppe entrarono a Palermo ponendo fine alla rivolta siciliana, il re ricordandosi che Riposto le era stata fedele durante i rivolgimenti interni, incominciò a proteggerla favorendo specialmente le sue industrie ed il suo piccolo ma attrezzato arsenale. La morte di Ferdinando II avvenuta nel 1859 spense l'entusiasmo popolare. Dopo l'unità d'Italia, le condizioni economiche e sociali di Riposto miglioravano sempre più con l'affermarsi di una grossa flotta di velieri e da pesca nonché con lo svilupparsi dei suoi già famosi cantieri navali e con l'opera di costruzione del porto. In questo periodo vennero anche avviate la costruzione di numerose, importanti opere pubbliche. La chiesa di S. Pietro, iniziata nel 1808, aperta al culto nel 1818, completata nel 1865, venne eretta a parrocchia nel 1869. Nel 1895 si otteneva dalla Sacra Congregazione dei Riti la conferma dell'elezione di S. Pietro Apostolo a Patrono di Riposto e nel 1967 veniva insignita del titolo di "Basilica Minore Pontificia". La costruzione dell'Orfanotrofio dell'Addolorata, voluto dal sacerdote don Francesco Granata (1814-1901). La costruzione della Chiesa del Carmine, richiesta sin dall'agosto del 1853 dalla nobile signora Rosaria Pasini, devota della Madonna della Mercede, all'allora Sindaco di Riposto G. Fichera. Il Sindaco rispose positivamente nel 1863, così i figli della signora Rosaria; Stefano e Biagio Pasini dei Baroni di Malroveto donarono la loro cantina sita nel quartiere "Scaricello", che nel 1868 fu demolita per costruire la nuova chiesa intitolata alla Madonna del Carmine. (La denominazione della chiesa si dovette al seguente episodio: mentre i lavori erano in corso, un operaio cadde da un'altissima impalcatura e, invocando la Madonna del Carmine, nella caduta, si ritrovò indenne in una fossa piena di calce spenta). I Ripostesi sentirono il bisogno d'istituire nella loro città un piccolo ospedale per i malati più gravi; infatti il 28 luglio 1848 Suor Maria Gesù Crocifissa e Suor Maria Gesù Musumeci donarono alcune loro case al sacerdote ripostese Rosario Scandurra che doveva usarle per "Ospedaletto". Il piccolo Ospedale divenne Ospedale Civile per merito di Mons. Rosario Calì (1862-1887). Il 2 aprile 1872 l'ing. Salvatore Guarrera redigeva il Piano regolatore d'ampliamento approvato con Real decreto il 9 novembre 1872. Questo piano prevedeva: la costruzione del Municipio, di Scuole, del Mercato, del Teatro che doveva sorgere sul terreno detto "Pezza Grande" espropriato al barone Corvaja di Acireale nel 1877. Nel 1874 si costruì la piazza S. Pietro, principale piazza citttadina.

stemma del comune di riposto
wikipedia:Stemmi dei comuni italiani

Il 19 gennaio 1882 il Re concesse a Riposto l'uso di uno stemma civico diviso in quattro parti: in alto, a sinistra, venne raffigurato il sole rosso su fondo oro; in alto, a destra, su fondo azzurro un brigantino veleggiante; in basso, a sinistra, su fondo azzurro, una torre d'argento merlata alla guelfa; in basso, a destra, su fondo oro, un grappolo d'uva color porpora con gambo verde. Lo stemma venne sormontato da una corona formata da un cerchio di muro d'oro aperto da quattro parti sormontato da otto merli uniti da muricciolo d'argento. Il 21 agosto 1890 con Regio Decreto si decise la costruzione della ferrovia Circum-Etnea che venne inaugurata il 2 febbraio 1895. Il 24 giugno 1866 venne inaugurata la linea ferroviaria Catania-Messina e nel 1870 stazione ferroviaria giarre ripostovenne costruita la stazione ferroviaria di Giarre-Riposto, ingrandita nel 1906. Per il grande commercio vinicolo ripostese, con R.D. del 1 ottobre 1888, s'istituì la Regia Cantina Sperimentale e, con R.D. 15 agosto 1908, la Regia Scuola di Commercio. Il 5 agosto 1906, dopo 70 anni dalla prima domanda fatta nel marzo 1836, s'iniziò la costruzione del porto. Alla fine del secolo XIX si verificò il boom economico di Riposto. A Riposto vi erano le sedi consolari di Svezia, Romania, Norvegia, Uraguay, Francia, Brasile, Grecia, Gran Bretagna. Nel 1885, vi si pubblicava la rivista settimanale "La Sicilia Vinicola". La conquista della Libia attuata da Giolitti nel 1911-12 prima, e la guerra mondiale del 1915-18 dopo, impoverirono Riposto perché i suoi mercati di esportazione-importazione rimasero chiusi fino al 1919 e molti dei suoi marinai morirono in guerra.Dal febbraio 1919 al marzo 1920 riposto spiaggia tutta la vita politico-amministrativa della città ruotava attorno alla figura ed all'azione del Commissario Prefettizio cav. dott. Giuseppe Grimaldi, che è passato alla storia del paese come il realizzatore di grandi opere pubbliche:
la costruzione del Palazzo Municipale e l'ampliamento della Piazza S. Pietro; la costruzione del Mercato Pubblico; la costruzione del Lungo Mare Riposto-Torre Archirafi; la costruzione dello Scalo di Alaggio a Torre Archirafi; la sistemazione delle strade dell'abitato e delle borgate. Nel 1936 si poté realizzare solo in parte il piano regolatore del 1920 che prevedeva la zona industriale. Da quel momento, le condizioni economiche della città subirono un collasso: l'agricoltura, l'industria e il porto quasi sparirono. In questo periodo arrivò la fusione dei Comuni di Giarre e Riposto con R.D. del settembre 1939 in uno solo, con il nome di Jonia. La nuova città occupava un'area di 40,38 Km aveva una densità complessiva di 752 abitanti per Kmq ed era formata dai Jonia (ex Giarre), Jonia Marina (ex Riposto), Macchia , S. Giovanni Montebello, Torre Archirafi Trepunti, Carruba. Il comune di Jonia ben presto cambiò nome in Giarre-Riposto; poi a causa di polemiche sull'accentramento dei servizi pubblici a Giarre (ma in realtà per le differenti origini e per la diversa estrazione sociale della popolazione dei due centri principali); con la caduta del fascismo, nel dopoguerra (1946) Giarre e Riposto tornarono comuni autonomi con i primitivi nomi appunto di Giarre e Riposto. Finita la seconda guerra mondiale, Riposto si trovò dopo i lunghi anni della dittatura con un vuoto politico e una grande crisi economica; i suoi uomini trovarono possibilità di lavoro emigrando all'estero e principalmente negli U.S.A., oppure navigando; le donne diventarono di fatto "vedove bianche". Negli anni 50 i principali provvedimenti urbanistici furono: la costruzione del sottopassaggio che unisce Giarre-Riposto; il completamento della via Etnea; l'apertura della via Guglielmo Marconi. In questi anni, specie nel settore vinicolo, Riposto attraversava una grave crisi: furono gli anni della grande emigrazione nel Nord America.
Negli anni '60 si costruì il tratto di lungomare che và dalla chiesa Madonna della Lettera fino al molo foraneo, collegando direttamente Torre Archirafi a Fondachello. Si completò il viale Amendola, si ampliò il porto con la costruzione di una seconda banchina e si iniziò la costruzione del molo pennello antistante la Chiesa della Lettera. Negli anni '70 si cercò di rafforzare le strutture del porto e si costruì, a difesa del quartiere Pagliaia, una barriera di massi; si coprì il torrente Jungo. La più importante opera urbanistica negli anni '70 è stata l'adozione di un programma di fabbricazione che prevede un ordinato sviluppo edilizio del paese.

www.comune.riposto.ct.it/it/storia-riposto.php

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La contea sorse grazie ad una serie di privilegi devoluti a partire dal 1540 dall'imperatore Carlo V a Nicola Maria Caracciolo, vescovo di Catania, che culminarono con la concessione del mero et mixto imperio, ossia della giurisdizione civile e criminale sul territorio di Mascali. È grazie a tali atti ufficiali che i successori del vescovo Caracciolo si fregiarono per oltre due secoli del titolo di "Comes Maschalarum" (Conte di Mascali).

La contea di Mascali si estendeva su di una vasta area boschiva infeudata a partire dal XII secolo e già possedimento della diocesi di Catania a seguito di una donazione di Ruggero II di Sicilia nel 1124 al vescovo di Catania Maurizio. Il quale territorio però fu successivamente incorporato ecclesiasticamente all'interno della Diocesi di Taormina prima, e nell'Arcidiocesi di Messina poi, creando non poche difficoltà alle istituzioni ecclesiastiche locali e agli abitanti, sottoposti contemporaneamente a due autorità religiose, con una autorità quale quella del Vescovo di Catania ad avere una prevalenza di carattere civile.

Posto alle falde dell'Etna, tra Acireale e Taormina, il territorio della contea degrada verso il mar Ionio, formando un'ampia insenatura, la quale, se non offre sicuro riparo alle barche, consente tuttavia un facile approdo, e si presenta come naturale sbocco per i prodotti dell'entroterra - essenzialmente il vino -, che su quella spiaggia venivano «riposti» nei magazzini in attesa dell'imbarco. La spiaggia, appunto, di Riposto, la piana di Mascali su cui sorgevano i «quartieri», cioè i borghi rurali della contea, tra i quali emergeva Giarre, con la collina dove era posta la città che dava il nome alla contea e ne rappresentava il centro amministrativo: era questa l'articolazione territoriale disegnata dall'assetto naturale e da una intensa azione dell'uomo. Le tre fasce avevano assunto tra il Sei e Settecento una fisionomia differenziala: la piana - la zona più fertile - era l'area dei vigneti, il cui continuo estendersi aveva determinato l'espansione di insediamenti abitativi; la costa, su cui invece l'insediamento era scoraggiato dalla possibililà di incursioni barbaresche, era il luogo privilegiato del commercio; la collina, infine, proprio perché ben più al riparo da quel rischio, era la sede delle funzioni giuridiche e amministrative della contea, patrimonio del vescovo di Catania.

Il territorio su cui si estendeva la contea di Mascali, con i suoi 103 Kmq, rappresenta appena lo 0,4% della superficie della Sicilia, e circa il 3% della attuale provincia di Catania. Poca cosa, dunque, eppure degna di attenzione perché teatro, tra gli ultimi decenni del XVIII e la crisi agraria, di una vicenda economica e di un complesso di dinamiche sociali riconducibili alla determinazione di una borghesia mercantile emergente e capace di sfruttare al meglio una vocazione vitivinicola, rispetto alle nuove possibilità e ai nuovi problemi legati alla estensione del mercato.

A partire dal XVI secolo aree sempre più estese erano state concesse in enfiteusi: alla metà del "700 quando la contea passò in affitto al Regio Patrimonio, tale processo riguardava ormai praticamente l'intero territorio. Questo regime fondiario è all'origine dell'eccezionale sviluppo produttivo del territorio.

Il vigneto richiede braccia e lavoro continuativo; richiede, la presenza vigile del coltivatore. Da qui l'addensarsi della popolazione nei tredici quartieri sparsi nel territorio, ed li suo incremento, che da livelli medi nella seconda metà del 700, passa alla fine del secolo a livelli mollo più elevati rispetto alle altre zone della provincia di Catania ed al complesso dell'isola.

La viticoltura, nelle proporzioni assunte, non poteva che rivolgersi al mercato, e non solo a quello locale. Giuseppe Recupero nella sua Storia naturale dell'Etna, scritta intorno al 1770. parla di una produzione annua di 160.000 salme di vino (110.000 ettolitri), e di resa media di 10 salme per tomolo: tali cifre farebbero ammontare l'estensione del vigneto a 1000 salme, cioè a metà dell'intera superficie della contea.
Nel 1827 un viaggiatore d'eccezione, il giovane Tocqueville, percorrendo le pendici dell'Etna si meravigliò di trovarsi «au milieu d'un pays enchant qui on surprendrait partout, el qui vous ravit en Sicile»; e non sembrandogli sufficiente la fertilità del suolo vulcanico a spiegare quella prosperità agricola e commerciale, la attribuì al «morcellement extreme des propriétés», ipotizzando che fosse questo il regime fondiario più favorevole per lo sviluppò economico dell'isola.

Si trasferiva il mosto dal palmento alle cantine,  e con i barili si portava il vino per l'imbarco, legati a coppia ai fianchi dell'animale per una capacità complessìva di una salma, detta, appunto, anche «carico». Con questo sistema delle «redini» le merci convergevano verso Giarre; da qui, dove il traffico si intensificava, la strada rotabile consentiva un comodo accesso alla spiaggia di Riposto.

Non fa meraviglia, dunque, che anche a Riposto, col crescere di questo movimento di merci, il borgo marittimo assumesse progressivamente caratteri urbani. Questa tendenza, già nettamente delineata all'inizio del secolo, subì una rapida accelerazione a partire dal 1806-7, dal momento, dell'arrivo delle truppe inglesi nell'isola e in particolare a Messina, città che tradizionalmente si riforniva dei vini di Mascali. Il volume dei traffici aumentò enormemente; si crearono in tempi brevissimi fortune familiari ingenti, come quella dei Fiamingo che furono protagonisti per un secolo della vita economica ed amministrativa ripostese: si verificò verso il centro commerciale uno spostamento consistente di popolazione, che interessò molti commercianti e trafficanti i quali trasferirono la loro residenza vicino al porto, e con loro artigiani, mulattieri. marinai, ed anche impiegati, notai, ed altri esponenti della borghesia urbana delle professioni.

Wikipedia e dal libro Il mezzogiorno preunitario- Angelo Massafra- Università di Bari

 

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Giarre (siciliano Giàrri), è una cittadina di circa 30.000 abitanti ed è situata in provincia di Catania, ad un passo dalle assolate spiagge del mar Ionio e dalle nevi dell'Etna. Il nome di Giarre è di origine commerciale, perché vi erano dei grandi magazzini, sulla via consolare, che in grandi giare (in siciliano, giarri) contenevano le derrate della Contea di Màscali 

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Giarre è un paese posto alle pendici dell'Etna, sul versante orientale. È situata a circa 80 m sul livello del mare e vanta una solida tradizione di agricoltura, artigianato e commercio. La città è uno dei migliori punti d'osservazione della caldera di collasso della Valle del Bove, nella quale si versano la maggior parte delle colate laviche del versante orientale del vulcano. Il territorio di Giarre è stato sempre risparmiato dalle colate in epoca storica e finora non è mai stato minacciato direttamente grazie anche alla sua relativa distanza dal vulcano. Tuttavia la colata del 1928 che investì la vicina Mascali giunse alle porte della frazione di Santa Maria la Strada.
Ci sono delle supposizioni che Giarre abbia  come progenitrice Callipolis, città greca fondata nel VII secolo a.C. e distrutta dall'esercito di Ippocrate da Gela nel V secolo a.C.. Non si hanno riferimenti certi, che sull'odierno territorio sorgesse la città di Callipolis, che da etimo greco vuol dire bella città. Fondata nel VII secolo a.C. dai Calcidesi di Nasso e distrutta dall'esercito di Ippocrate da Gela nel V secolo a.C.. L'antica città sarebbe stata vicina ad un corso d'acqua (lato sud del torrente Macchia), vicina al mare e nei pressi di un rigoglioso bosco che avrebbe fornito il legname per le imbarcazioni. Ad oggi, pur non esistendo alcuna fonte certa della corrispondenza tra Callipolis e la cittadina jonica, si segnala il rinvenimento di tracce di una fattoria romana e di manufatti fittili e monete di epoca greca e romana. La tradizione vuole che sorgessero sia un altro insediamento greco come Kalkis (insediamento greco posteriore a Callipolis e formati da alcuni ex abitanti scampati alla distruzione del V secolo a.C.) che un insediamento romano quale Bidium (da precisare che sulla ubicazione di tali insediamenti è tuttora aperta una disputa con il vicino comune di Mascali, che ne rivendica la presenza nell'antico centro di Mascali, distrutto da una colata lavica nel 1928). Rinvenimenti di materiali fittili e monete greche e romane sono stati segnalati nel tempo anche a Giarre centro.

Santa maria la strada

Nel 1081 passa per queste contrade il Gran Conte Ruggero il quale temendo un agguato da parte dei saraceni invocò l'aiuto della Madonna, facendo voto di erigere un Santuario in Suo onore se fosse sopravvissuto. Una leggenda ci racconta che nell'imminenza della battaglia si udì uno squillare di trombe e un folto gruppo di cavalieri, coperti da candidi mantelli, si diresse contro i mori, che intimoriti da tanta forza, si ritirarono senza combattere. Il Condottiero per ringraziamento fece costruire un Santuario dedicandolo alla Madonna della Strada, che tradizione o no, tuttora resta un luogo venerato. Accanto vi fece scavare un pozzo da sempre conosciuto come Pozzo di Ruggero.

Lo storico Santi Correnti da la seguente spiegazione sul pozzo e sul santuario:
Nella borgata di Santa Maria la Strada, lungo la Statale 114, c’è un antico pozzo quadrato, e circondato da catene. La tradizione dice che nel 1060 alle truppe del re normanno, tormentate dalla sete, apparve la Madonna che disse loro di scavare in quel punto, per potersi dissetare. I Normanni gridarono al miracolo, e di fronte al pozzo fu eretta una chiesa, che ancora esiste, per ricordare il prodigio

Le prime notizie storicamente valide sulla città risalgono al periodo aragonese quando Re Alfonso (1416 - 1458) pose un gravame sulla borgata, o meglio le poche case sparse, di cui fece dono a Giovanni Montecateno, conte di Adernò. Il gravame imposto fu il dazio della Quartucciata, ossia di la gabella di la caxa di lu vinu e la gabella usus vini che furono poi riscossi anche da Guglielmo Raimondo, figlio del primo concessionario, che a sua volta, nel 1490, ne fece dono al convento di San Francesco di Catania. Nel '500 il vescovo di Catania Monsignor Nicola Maria Caracciolo (1513-1569), nella sua qualità di conte di Mascali, di cui Giarre era quartiere, tra le altre cose lasciò in eredità il fondaco delle giarri. Sempre in questi anni si riscontra in questo territorio un notevole incremento demografico. Il merito va ascritto allo stesso vescovo conte Caracciolo per aver avuto l'intuizione di concedere in enfiteusi (Diritto reale di godimento su un fondo altrui. Con l'obbligo di migliorarlo e a pagare al proprietario un canone annuo in denaro o in prodotti naturali) il territorio della contea.
Un territorio ricchissimo di acque e vegetazione e che fino a quel momento non era mai stato utilizzato al meglio. Cosi a poco a poco il bosco di Mascali lasciò sempre più posto alla coltivazione della vite e di altri prodotti dell'agricoltura. Vi furono soprattutto degli investimenti economici di numerosi ricchi borghesi provenienti prevalentemente dalla vicina Acireale e da Messina. Gli abitanti di Giarre del '600, diventata ormai grossa borgata, avvertirono la necessità di avere una chiesa propria. La chiesetta di Sant'Agata e Sant'Isidoro fu ultimata nel 1680 e successivamente dichiarata sacramentale nel 1699.giarre dipinto tuccari Nei pressi della chiesa si trovavano i magazzini della Contea, con l'antica torre, dove erano riscossi i censi; la costruzione fu demolita nell' 800 per far posto alla Piazza Duomo. Unico ricordo dei magazzini della Reale Contea di Mascali è tramandato da un olio su tela del Tuccari del 1725.

Giarre nel '700 a poco a poco fu proiettata ad occupare un posto preminente in questo versante etneo grazie ad una serie di avvenimenti favorevoli:

lo spostamento della via consolare che venne ad attraversare il centro di Giarre, sostituendo il vecchio tracciato Trepunti-Macchia-Tagliaborsa-Mascali, (Mascali prima dell'eruzione dell'Etna del 1928, che la distrusse completamente in soli tre giorni, era arroccata più a monte, nei pressi di Nunziata, Sant'Antonino);
la realizzazione di una fitta rete viaria che permetteva di far arrivare agevolmente a Giarre, a dorso di muli o sui carramatti, i prodotti agricoli dalle borgate poste in collina. Le derrate in parte venivano imbarcate dalla spiaggia di Sant'Anna (l'antico Arzanà), passando attraverso l'antica via Cecchina;
la istituzione, nel 1761, di un Oratorio dei Padri di San Filippo Neri, che con la loro presenza hanno dato un notevole impulso alla crescita culturale dell'intero quartiere;
  • l'avvicendamento, dal 1765, con la Mater omnium quartierorum (Mascali), delle massime cariche cittadine per l'amministrazione ordinaria;
l'apertura, nel dicembre del 1784, dello Stradone per Riposto e per il mare (l'attuale Corso Italia) attraverso il quale l'olio ed il vino, che confluivano su Giarre, arrivavano molto più velocemente allo scaru di Riposto per il successivo imbarco con destinazione Malta, Napoli e altri porti del Mediterraneo.

Piazza Duomo, Giarre Il 15 Maggio 1815 finalmente, dopo anni di lotte e ripetute suppliche al Re, a Giarre fu concessa l'autonomia da Mascali. Nel territorio assegnato al nuovo comune erano comprese le borgate di Riposto con Torre, Sant'Alfio e Milo che, col tempo, videro riconosciuta anche loro l'autonomia:

- Riposto nel 1841, Sant'Alfio nel 1927 e Milo nel 1955.

- Giarre e Riposto si riunificarono in un unico comune denominato Giarre-Riposto il 9- I I -1939, poi a partire da 12-5-1942 assunse il nome di Ionia, per separarsi ancora in due comuni autonomi il 22-9-1945.

Man mano che la popolazione del centro abitato aumentava e le case si congiungevano l'una all'altra lungo le strade già tracciate, venivano denominati i vari rioni:

  • Test'a cursa (cima della corsa), nei pressi dell'attuale albergo Sicilia, che era il punto di arrivo di una corsa di cavalli che si svolgeva ogni anno e si snodava lungo la via Callipoli. La corsa partiva dal Funnucu baruni.
  • Funnucu baruni, rione posto all'uscita nord, cosi denominato in quanto un tempo era il fondaco del barone Musumeci.
  • Santu Sidurittu, il nome è dovuto alla presenza di un altarino con una statuetta di Sant' Isidoro all'incrocio tra le attuali via Tommaseo e via Trimarchi.
  • U Ponti, l'attuale Piazza Carmine, un tempo, nei piovosi giorni d'inverno, veniva collocato un ponte sulla strada per Riposto in modo da oltrepassare agevolmente il rio Canalai  (il rio Canalai, ora sovrastato da importanti arterie stradali, attraversa tutto il centro storico di Giarre; è stato tristemente "riscoperto" a seguito dell'alluvione del 13-3-95.
  • I Lochira (le casette), nei pressi dell'attuale via Torrisi, uno tra i primi insediamenti di Giarre, cosi come
  • 'U Cummentu, che si affaccia sull'attuale piazza Macherione dove sorgeva il convento degli Agostiniani Scalzi (oggi sede di uffici comunali)
  • 'u chianu a fera (piazza della fiera), l'attuale piazza Biagio Andò, un tempo denominata piazza Armieri. 
  • Campu Santu Vecchiu, sito adibito fino al '700, prima che fosse emanato l'editto napoleonico di Saint Cloud, a cimitero e poi centralissimo rione popolare.

Curiosità

dal libro "guida insolita ai misteri, alle leggende e curiosità della sicilia di Santi Correnti

Il campanilismo tra Giarre e Riposto scoppiò quando Giarre, nel 1815, ottenne l’autonomia comunale; ed ebbe carattere spiccatamente religioso. Poiché il santo patrono di Giarre è Sant’Isidoro agricola, che è sempre accompagnato da un bue nella iconografia religiosa, i ripostesi definirono cornuti i giarresi; i quali, per ricambiare la cortesia poiché Riposto, paese di mare, ha per patrono San Pietro pescatore, che è sempre raffigurato coi piedi a mollo lungo la spiaggia, gratificarono i ripostesi dell’epiteto di piedi salati, e di tignusi, perché san Pietro è raffigurato calvo.

 

Indovinello Modicano - Giarre forma, con Riposto, quello che in geografia si chiama “un centro doppio”, perché è unica la via principale, e tra i due abitati non c’è soluzione di continuità. Chi veniva per mare a Riposto, come i commercianti di Mòdica, non riuscendo a distinguere dove terminasse Riposto, e dove cominciasse Giarre, coniarono questo gustoso indovinello, che dice: Tiegnu li giarri miei ’nta lu ripuostu, e lu ripuostu miu dintra li giarri. Che le giare possano entrare in un ripostiglio, è perfettamente comprensibile, ma non si capisce come un ripostiglio possa entrare dentro le giare!

Da Visitare 

Palazzo Bonaventura (Giarre)
  • Chiesa Madre o di Sant'Isidoro agricola
  • Il palazzo Bonaventura sede del Comune
  • La Chiesa dei P.P. Filippini o dell'Oratorio
  • La Chiesa di Santa Maria La Strada
  • La Chiesa della Madonna del Carmine
  • Chiesa del Convento o delle anime purganti dei frati agostiniani scalzi di Valverde
  • La vecchia Chiesa del Calvario E la Parrocchia di Peri
  • Chiesa o Cappella della Madonna delle Grazie
  • Chiesa della Badia o di S. Antonio di Padova
  • La Chiesa di Altarello
  • Chiesa Arcipretale Maria SS. della Provvidenza in Macchia
  • Chiesa del Calvario in Macchia
  • Maria SS. Dell’Addolorata in Macchia
  • Chiesa di San Matteo A Trapunti
  • Chiesa parrocchiale Madonna del Carmelo Di Sciara
  • La Chiesa Arcipretale di San Giovanni Montebello
  • La Chiesa della Madonna della Libertà in San Leonardello
  • La Chiesa di Trepunti 

 

wikipedia; scautismo di giarre di Mario Cavallaro

Pubblicato in Paesi Etnei

Sant'Alfio

(Sant'Affiu a Vara o semplicemente Sant'Affiu in siciliano) è un comune Etneo di di 1.664 abitanti della della città metropolitana di Catania in Sicilia. 


Pubblicato in Paesi Etnei

 

Mappa di Riposto

Riposto (coordinate 37.73333, 15.204251)  
è una città di circa 15.000 abitanti in provincia di Catania in Sicilia.  Sorge sul mar Ionio, sulla costa che va da Catania a Messina, e rappresenta uno dei più storici e caratteristici paesi marinari dell'area jonico-etnea. È praticamente congiunta alla cittadina di Giarre, dove si trova la stazione ferroviaria. Possiede un grande e moderno porto turistico denominato "Marina di Riposto" e il molo mercantile  "Porto dell'Etna". Il nome della città, secondo accurati studi storici, deriva dalla vocazione commerciale della zona, che aveva fatto sorgere un luogo attrezzato quale deposito (per "riporre") per le botti e le merci da spedire via mare.

 

 duomo san pietro

Il duomo di San Pietro

è la chiesa madre della città. nel giugno del 1967 papa Paolo VI l'ha elevata alla dignità di basilica minore. L'edificio presenta all'interno una lavorazione elaborata: particolarmente di pregio è l'altare maggiore con gli scranni in legno di metà Ottocento, i pilastri con capitelli corinzi, l'altare del Crocifisso in marmo e legno. Il pulpito è opera dell'architetto Carlo Sada.La chiesa è a tre navate e a croce latina in stile neoclassico; risale al periodo tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX ed è dedicata al santo protettore dei marinai, San Pietro. Nel progetto originario era prevista la collocazione di nove statue marmoree e un campanile. Il 9 aprile 2010 sono state collocate sul frontespizio cinque statue in pietra di Comiso raffiguranti il Cristo Redentore e gli apostoli Pietro, Paolo, Andrea e Giovanni, mentre il campanile non è stato mai realizzato. Nelle cappelle laterali sono esposte numerose tele di illustri pittori siciliani del Settecento e dell'Ottocento.L'edificio presenta all'interno una lavorazione elaborata: particolarmente di pregio è l'altare maggiore con gli scranni in legno di fine Ottocento, i pilastri con capitelli corinzi, l'altare del Crocifisso in marmo e legno, e il pulpito opera dell'architetto Carlo Sada. Nelle cappelle laterali sono esposte numerose tele di illustri pittori siciliani del Settecento e dell'Ottocento. La chiesa è dotata di un organo a canne costruito nel 1877 dalla ditta Jaquot-Jeanpierre di Rambervillers (Vosgi), restaurato nel 1990 dalla ditta Ruffatti di Padova

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La chiesa della Madonna della Lettera

è stata la prima chiesa di Riposto; tuttavia l'odierna struttura è  la quarta ricostruzione.chiesa madonna della lettera La prima fu costruita durante la dominazione arabo-normanna, la seconda durante la dominazione spagnola, la terza nel Settecento e l'ultima nel 1868. Un dipinto di Giuseppe Zacco raffigurante la Madonna della Lettera che sostituisce un'icona bizantina ormai perduta, un organo settecentesco ed una cripta con l'ossario dove si trovano un pozzo d'acqua marina ed i colatoi utilizzati per il trattamento delle salme, dove ancora oggi, durante l'alta e la bassa marea, l'acqua si alza e si abbassa.

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La Villa "Edoardo Pantano"

fu sede dell'accampamento inglese durante l'occupazione Alleata

 

monumento ai cadutimonumento a edoardo pantano

Il Porto detto anche Porto dell'Etna

Il porto di Riposto, detto anche Porto dell'Etna o Marina di Riposto, è una moderna e complessa struttura portuale composta di un porto turistico e di un porto commerciale e da pesca.Nonostante l'approdo risultasse utilizzato a scopo commerciale dai tempi remoti è solo dai primi anni del XIX secolo che iniziarono le richieste al governo borbonico perché costruisse una struttura portuale degna di tal nome. La zona infatti faceva da collettore marittimo della produzione vinicola dell'area etnea, nonché di prodotti agricoli per l'esportazione. Nel 1820 sotto Ferdinando I di Borbone venne fondata una scuola nautica per addestrare capitani per la navigazione sia di cabotaggio che di altura. All'inizio del 1836 il comune di Giarre-Riposto inoltrò la richiesta, rimasta inascoltata, per la costruzione di un porto che oltre alle funzioni proprie commerciali fungesse anche da protezione delle abitazioni costiere da sempre esposte alle violente mareggiate dello Jonio. L'unica risposta alle molteplici sollecitazioni venne dopo l'unificazione, nel 1865, quando il Regio Governo fece costruire una boa di ancoraggio.Finalmente il 5 agosto 1906 quando con grandi cerimonie ufficiali venne posta la prima pietra per la costruzione del porto vero e proprio. Tredici anni dopo veniva costituito l'Ente portuale di Riposto. Il traffico commerciale di vini, frutta secca e prodotti agricoli si mantenne sempre notevole subendo un calo negli ultimi decenni. Alla fine del 1985 prese forma la decisione di trasformare la struttura portuale da commerciale a turistica convertendo l'esistente in una coppia di bacini da diporto, un'area ad uso peschereccio e costruendo ex novo un bacino commerciale a nord dell'esistente.Il porto di Riposto è sede dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto della Guardia Costiera dipendente dalla Capitaneria di Porto di Catania. Il bacino completato, a gestione privata, è attrezzato di tutti i servizi occorrenti, con rifornimento di carburante ed acqua, cantieri navali e gru di alaggio; è in grado di accogliere fino a 366 natanti di lunghezza fino a 60 m.Il porto di Riposto è anche frontiera ed è sede del "Valico marittimo" gestito dalla locale stazione dei Carabinieri.

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porto di riposto
 
 
 

 

      • Il lungomare da Riposto a Torre Archirafi.faro porto etna
      • Il Palazzo comunale, risalente agli anni venti.
      • Il Parco delle Kentie, con annesso un museo didattico botanico.
      • Chiesa della "Badia", dedicata alla Madonna dell'Addolorata e l'orfanotrofio annesso.
      • Frazione di Torre Archirafi 
      •  Frazione Praiola

 

  • La settimana Santa con la rappresentazione vivente del processo di Gesù e la crocifissione.
  • La festa Patronale di San Pietro il 29 Giugno.
  • La Sagra del Mare
  • Premio Arte Mare
  • Premio Capitani Coraggiosi 
  • Gli eventi dell'Estate Ripostese
  • Premio Poesia Torre Archirafi
tramonto sul porto


 

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